‘E poi c’è Katherine’ (‘Late Night’, 2019) di Nisha Ganatra

di Sarah Furia

Emma Thompson interpreta una donna tanto autoritaria quanto affascinante con una carriera da risollevare.

Questo è tutto quello che vi serve per avere idea di cosa aspettarvi il 12 Settembre da “E poi c’è Katherine”, una brillante commedia diretta da Nisha Ganatra che vi trascinerà nel backstage di uno sfavillante talk-show dall’impianto puramente americano di cui Katherine Newberry (interpretata da Emma Thompson) è senz’ombra di dubbio la punta di diamante.

Scandito dalla pungente sceneggiatura di Mindy Kaling, produttrice e scrittrice nominata agli Emmys, la narrazione procede con ritmo naturale e fluido seguendo l’evoluzione personale e professionale di Katherine, celebre conduttrice di un leggendario talk-show che nel corso degli anni ha subito un sensibile calo di ascolti a causa dell’impopolarità accumulata dalla donna, accusata di “odiare le donne” poichè circondata da un’entourage di soli uomini.

Il destino di Katherine all’interno del programma sembra già segnato all’arrivo di Mindy Kaling nei panni di Molly Patel, personaggio determinato e sognatore che Katherine è pronta ad assumere all’istante esclusivamente in qualità di donna: la conduttrice è disposta a chiudere un occhio sulla sua inesperienza nel settore pur di risollevare la sua immagine pubblica.

Nonostante la sua mancanza di qualifiche, Molly si distingue dai suoi colleghi per l’oggettività e l’arguzia delle sue osservazioni che potrebbero rivelarsi preziose per dare nuovo splendore a Katherine e al suo show, a patto che l’implacabile donna sia disposta ad accettare il cambiamento.

“E poi c’è Katherine” si presenta come un film originale e ben realizzato che, senza aver la pretesa di essere la commedia del secolo, ottiene senza difficoltà l’effetto desiderato: divertire lo spettatore.

Quello che distingue questa commedia è essenzialmente la presenza di un umorismo intelligente, ben marcato, che si allontana dalle battute rozze, volgari e spesso maschiliste attorno alle quali gravita la tradizionale comicità “fallocentrica” e affronta tematiche contemporanee con grande spontaneità.

Il genio comico di Kaling emerge con originalità non solo nei dialoghi scoppiettanti e dinamici ma soprattutto nella creazione di personaggi femminili dal carattere forte e indipendente che, oltre a provocare l’ilarità dello spettatore con battute affilate e brutalmente oneste, offrono molteplici spunti di riflessione sulla disparità di genere che affligge il mondo dello spettacolo ma, più in generale, l’intero mondo del lavoro.

” Vorrei essere anch’io una donna nera per essere assunta senza qualifiche”. Basti pensare a questa frase pronunciata da uno dei collaboratori di Katherine, un uomo bianco che invidia Molly per aver ottenuto il lavoro pur non avendo competenza in merito, per assistere ad un’inversione dei ruoli di genere… Una donna, per giunta di origini indiane, agevolata nel lavoro rispetto ad un uomo bianco??

“Auff, parliamoci chiaro, quanto è alta la percentuale di assistere ad un caso del genere nel mondo reale?”

Da questa prospettiva è più comprensibile, per esempio, l’atteggiamento di Katherine. L’attrice Emma Thompson veste un ruolo che le è stato cucito su misura e lo fa in maniera impeccabile, mettendo in scena un personaggio pieno di sfumature nel corso di una formidabile evoluzione personale. Con modalità che rievocano quelle utilizzate da Miranda Priestly ne “Il Diavolo veste Prada”, la donna conduce una spietata ricerca dell’eccellenza che fin dall’inizio della pellicola desta sentimenti contrastanti nell’animo dello spettatore che, se da un lato odia la sua altezzosità, dall’altro si sente inevitabilmente affascinato dalla sua figura arrogante e carismatica.

Allo stesso modo, mentre nella prima parte della visione la diffidenza mostrata da Katherine nell’assumere altre donne sembra essere giustificata da una naturale tendenza alla crudeltà, basta continuare a guardare con attenzione per accorgersi di quanto la conduttrice non sia una sorta di carnefice ma, al contrario, la vittima di un società maschilista che colpisce senza eccezione in ogni ambito e ambiente.

Si tratta, infatti, di un sistema che non ha spazio per le donne, un sistema che convince le donne di non essere “giuste” per determinati contesti (spesso sono gli stessi ambienti che vengono ambiti dagli uomini, che simpatica coincidenza), non abbastanza belle, non abbastanza divertenti, non abbastanza forti da reggere la pressione.

Katherine è una che ce l’ha fatta, è una pioniera del suo genere ed ha dovuto lavorare duro, il doppio, per farsi spazio in un mondo di uomini ma ha vinto la competizione nell’unico modo possibile: giocando secondo regole maschiliste. Esse hanno alimentato in lei il fuoco della competizione femminile, l’hanno convinta di poter essere l’unica del suo genere a splendere in quell’ambiente. Solo l’arrivo di Molly e la presa di coscienza della sua condizione la porteranno a riscoprire sè stessa e il valore della solidarietà femminile.

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