Il ruggito dell’unico, vero, Re: ‘Il Re Leone’ (1994)

di Fabrizio Spurio

Il “Re Leone” film animato del 1994, diretto da Roger Allers e Rob Minkoff, è stato il film di animazione tradizionale ad aver incassato di più nella storia del cinema.

Un film di ampio respiro che già dalla sequenza di apertura, con la telecamera che segue il volo di un uccello verso una grandiosa rupe, ci trascina in un ambiente spettacolare, fatto di ampie vallate, praterie e cieli sconfinati. La vicenda di Simba, figlio del re della savana Mufasa (che ha la voce originale di James Earl Jones, doppiato in italiano da un grande Vittorio Gassman) ha conquistato tutto il mondo diventando uno dei film di punta della Walt Disney.

E’ il primo lungometraggio animato privo di qualunque riferimento agli esseri umani (in “Bambi” si citava l’uomo come pericolo per la foresta, qui dell’uomo non c’è traccia, quasi ci trovassimo in un imprecisato Eden degli animali). Il giovane Simba è un leoncino che non capisce veramente il suo ruolo e crede che essere re voglia solo dire comandare. Mufasa gli fa capire il senso del tutto. Quel “Cerchio della Vita” che è il tema della pellicola: ognuno ha il suo ruolo e posto nel creato, tutto esiste in perfetto equilibrio e sintonia. Solo così la vita può continuare ad esistere e prosperare. Un film epico che alterna momenti di gioia a sequenze altamente drammatiche.

Tra le prime c’è sicuramente la sequenza dei giovani Simba e Nala, amica di giochi del leoncino, che in una canzone dai toni scanzonati celebrano la gioia e la libertà dell’essere re della foresta. Una sequenza dai colori psichedelici e innaturali, con una stilizzazione dei personaggi di contorno quasi geometrica che risulta un ottimo intermezzo musicale vivace e brioso. Le musiche del film sono composte da Hans Zimmer, mentre le canzoni sono state scritte da Tim Rice ed Elton John, interprete anche della canzone nei titoli di coda “Can You Feel the Love Tonight”.

Ma questa vera e propria celebrazione del creato è messa in ombra dal perfido fratello di Mufasa, Scar, zio di Simba, animato con partecipata eleganza e ironia da Andreas Deja.

Deja si ispira alle intonazioni ed alle sfumature di toni della voce originale del personaggio, Jeremy Irons (doppiato in italiano da uno strepitoso Tulio Solenghi, anche nelle parti cantate), per creare un cattivo infido, odioso ma al contempo affascinante.

La folle brama di potere è la molla che spinge le azioni di Scar, che non si fermerà davanti a nulla. Ci troviamo di fronte ad un cattivo che comunque riscuote le simpatie del pubblico che, nonostante le sue azioni, anche le più spietate, in un certo senso lo segue.

Il suo scopo principale è eliminare il nipote Simba, per poter essere lui, in linea diretta, l’erede al trono. Sottomette le iene, promettendo loro vantaggi in cambio della loro fedeltà incondizionata ed utilizzando i famelici animali architetta una prima trappola per eliminare il cucciolo. L’intervento di Mufasa, manda a rotoli il piano di Scar, che decide allora di alzare la posta. Nel covo delle iene, tramite una canzone, illustra i suoi progetti alle voraci bestie. La canzone di Scar è particolarmente curata sia nella dinamica delle scene sia nei contenuti del testo. C’è sempre un lato ironico, ma nasconde una volontà di uccidere che non accetta compromessi. Durante questa canzone, che si svolge in una gola vulcanica, tra gayser e crateri, Scar convince le iene a servirlo, a seguire i suoi piani corrompendo la loro volontà con la promessa di cibo illimitato. Naturalmente le iene accettano e lo elevano a loro capo, a generale si potrebbe quasi dire, appellativo confermato anche dalla sequenza in cui le iene marciano di fronte al loro nuovo condottiero come un esercito tedesco, riportando alla memoria sinistri echi nazisti. Nella crudeltà del suo piano, le fiamme che scaturiscono dal terreno e lo lambiscono sembrano quasi simboleggiare un suggello diabolico con le iene. Lui è il demonio che si fa tentatore parlando agli istinti ed allo stomaco dei suoi sottoposti.

Scar quindi risulta quasi aristocratico, un gran personaggio, manipolatore, astuto, che soggioga le sue vittime con il suo comportamento mellifluo, falso, mentre nella sua mente si formano disegni crudeli, calcolati al millimetro.

Nella famosa sequenza della carica degli gnu, vediamo Scar essere preciso regista di tutta l’azione, mentre gli altri personaggi diventano gli attori, le marionette che agiscono secondo quanto lui aveva pianificato. Nel momento estremo lo vedremo godersi ogni istante: dall’alto della rupe osserva la valle sotto di lui, un brulicare di zoccoli impazziti, una mandria enorme in folle fuga. Subito sotto di lui Mufasa aggrappato alla parete con gli artigli, lottando per non precipitare in quel mare di pelo fulvo che scorre impetuoso senza controllo. Scar lo fissa, impassibile, osserva ogni tentativo di Mufasa per riuscire a risalire il fianco ripido della gola, assapora ogni sforzo del fratello, ogni ansimo di fatica per riuscire a sopravvivere, prolungando di fatto l’attesa dell’atto finale. Mufasa lo supplica, lo chiama fratello, come a voler rinsaldare quel legame familiare, non può pensare che Scar, sangue del suo sangue, lo voglia morto. Poi l’affondo.Scar infila i suoi artigli nelle zampe di Mufasa, e solo in quel momento il re capisce quanto sia grande l’odio del fratello, un odio che non lascia speranza, una condanna a morte. Scar spinge Mufasa via dalla parete, nella gola, verso la morte che ha il volto, le corna e gli zoccoli di un esercito di gnu. La sequenza è perfettamente costruita miscelando insieme musica, animazione digitale in 3D (per le migliaia di gnu ricostruiti al computer e moltiplicati tramite in programma che permette anche il controllo di masse in movimento), animazione tradizionale e scenografie. Una volta morto Mufasa il piano di Scar prende una seconda piega , con l’accusa verso Simba, ancora cucciolo, della morte del padre. E così Simba fuggirà lontano divorato dal senso di colpa per la morte del padre. Il regno di Scar può finalmente avere inizio. Simba, abbandonato a se stesso dalla convinzione di essere la causa della morte del padre, diviene di fatto un orfano e un reietto. Quindi il suo incontro con Timon e Pumba (un suricate saccente ed un facocero gigione) non sarà casuale in quanto anche loro reietti e rifiutati dalla società.

I tre amici diventeranno una famiglia di fatto, Simba crescerà nell’ignoranza della sua origine cullato dall’incoscienza e dalla semplicità del vivere offerto dal non prendere in considerazione le proprie responsabilità. Ma Timon e Pumba non sono due personaggi negativi, loro provano un sincero affetto per il loro amico, e quando Nala, leonessa antica compagna di giochi del giovane Simba, lo ritroverà svelando chi sia veramente il leone, l’unico vero erede di Mufasa, i due amici si uniranno a lui per riportare l’equilibrio nel regno. Simba però è dilaniato dai dubbi: tornare e ammettere le sue colpe, anche davanti a sua madre Sarabi, e quindi prendersi la sua responsabilità, oppure fuggire ancora, nascondersi e lasciare che le cose vadino per il loro verso. In questo momento del film c’è un potente riferimento all’Amleto shakespeariano: lo spettro maestoso e potente di Mufasa appare tra le nubi per ricordare a Simba chi è lui veramente. Deve trovare il suo posto nell’equilibrio. Solo così potrà riscattare se stesso e la terra tornerà nell’equilibrio della Natura.

Scar ha ormai preso il potere con l’inganno, facendo anche penetrare le iene tra i branchi di leoni. Le prede e l’acqua ormai scarseggiano per il troppo cacciare. La terra non può sopportare quel ritmo a lungo, comincia a morire. Quella di Scar è una reggenza fallimentare, la terra diventerà arida, e le iene cominceranno a vedere che in fondo le cose per loro non sono migliorate. Il paesaggio e le scenografie cambiano parallelamente a questo sfacelo. Scar ha fondato il suo regno sull’inganno, distruggendo di fatto l’equilibrio del “Cerchio della Vita”. Lui ha sconvolto la realtà con un atto spietato. Ha deviato il corso naturale degli eventi, creando una negatività che si riflette nelle scenografie del film. Il regno di Scar è grigio, arido, cosparso di rovi e pietre polverose dove prima c’erano vegetazione e ruscelli scintillanti. Il cielo è costantemente plumbeo, ma c’è siccità. Il tracollo di tutto questo regno, già fondato sull’assassinio e quindi su fragili basi, ci sarà con il ritorno di Simba. Scar proverà a puntare ancora sul senso di colpa del leone, ma sarà inutile. Spinto a confessare il suo crimine Scar scatenerà la battaglia finale tra iene e leoni, nella quale, in un faccia a faccia con Simba, darà la colpa di tutta quell’operazione alle iene. Scar di fondo è un codardo, non ha la forza fisica per affrontare un duello, e anche se alla fine, nel suo scontro con Simba (ripreso in un evocativo corpo a corpo al rallentatore, con una splendida scenografia di fiamme, quasi a sottolineare che in questo combattimento in campo c’è solo la forza bruta, l’istinto di sopravvivenza) cerca di avere la meglio, non può che soccombere alla forza del giovane leone. Buttato giù da una rupe, indebolito dallo scontro, Scar si troverà circondato dalle iene, che ormai non si fidano più di lui. Saranno proprio loro a fare giustizia di Scar, assalendolo e, facendoci capire l’azione attraverso un gioco di ombre, sbranandolo. Una fine terribile, degna delle sue azioni.

Con la morte del fratricida e la salita al trono di Simba la Natura riscopre quell’equilibrio che sembrava perduto, ed il Re Leone può finalmente tornare a ruggire dall’alto della sua Rupe. Tra gli altri innumerevoli riconoscimenti, il film vinse due premi Oscar, per la migliore colonna sonora e per la migliore canzone, ed un Golden Globe come migliore commedia musicale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: