‘Il colpo del cane’, di Fulvio Risuleo (Italia, 2019

di Andrea Lilli

Se fossi gatto, miao.

Se fossi cane, bao.

Se fossi tardi, ciao.

(Corrado Guzzanti)

 

Dopo questo suo secondo lungometraggio, si può tranquillamente dire che Fulvio Risuleo, classe 1991, già premiato a Cannes per i due corti sinora realizzati, talentuoso fumettista (Sniff il suo ultimo lavoro per la Coconino Press) e autore di serie web interattive, non è una giovane promessa del cinema italiano: ne è già una certezza. 

Il colpo del cane è brillante, veloce, eclettico, giocoso, vitale come una raffica di vento fresco dopo troppa afa; un tuffo felice dove l’acqua è più blu nel cinema nostrano, ovvero nella commedia, il genere più difficile, perché far ridere e sorridere con arguzia e intelligenza è impresa sempre più ardua. Risuleo qui la realizza in scioltezza, senza sforzo, donando allo spettatore la piacevole sensazione di veder recitare liberi e felici non solo gli attori, ma pure gli animali, gli alberi, le automobili, le barche, gli orecchini, i piatti di amatriciana, tutti gli elementi inquadrati. In questo film, a cominciare dal protagonista – il cane Ugo – ognuno e ogni cosa si cala perfettamente nel proprio ruolo, anima e cuore, con leggerezza. Solo i registi bravi riescono a vincere queste sfide, e lui astuto questa se l’è giocata in casa, girando tra la Magliana e Fiumicino, tra il Pigneto, la Tuscolana e l’EUR, in quella periferia romana che conosce bene, avendoci vissuto a lungo.

Si sa, il mercato degli ‘amici a quattro zampe’ è in espansione, e il prezzo di un cucciolo di razza in continuo aumento. In realtà Risuleo aveva prima progettato un cortometraggio, centrato sullo studio di questa nuova interessante attività criminale, il rapimento di cani di lusso nei parchi pubblici. Ma poi ci ha preso gusto, a raccontare con ironia l’avventuroso viaggio di Ugo, simpatico e prezioso bulldog francese sottratto con l’inganno dall’improbabile veterinaio Dottor Mopsi (Edoardo Pesce) all’ingenua Martina (Daphne Scoccia), dogsitter affiancata dalla compagna Rana (Silvia D’Amico) nella sua prima, rovinosa esperienza.

E seguendo Ugo per rimessaggi di barche, insediamenti di baracche, depositi di rottami, sobbalzando tra pecore al pascolo e strade sterrate in una minuscola macchina elettrica o in una Croma stravecchia, ci troviamo in giro per una Roma imprevedibile, estranea ai giri turistici, in un giallo surreale eppur assai realistico, immersi in un racconto picaresco dove spunta la variopinta galleria di personaggi che lo innerva: avare riccone, negozianti, metallari, operai, suonatrici di fagotto, benzinai, traffichini, studenti che svoltano la giornata come possono, tra un lavoretto malpagato e una festa tra amici, portafoglio sempre vuoto e antenne sempre alzate.  Una periferia tutt’altro che grigia e addormentata.

L’inseguimento rocambolesco dei personaggi attraversa anche i tempi della narrazione: dopo aver assistito al fattaccio, ne vediamo raccontate retroattivamente le motivazioni e premesse, secondo una trama strutturata in un doppio binario temporale, che poi riconverge nella fase finale. In questa soluzione narrativa, Lisuleo dimostra la sua esperienza nel fumetto d’autore e nell’interattività web, nonché il talento trasformistico di Edoardo Pesce.

C’è anche l’uso accorto della musica e degli effetti sonori, a rendere coinvolgente questo film bizzarro: il tocco del sound designer aggiunge incisività e potenza alla dinamica delle scene d’azione. Con questa attenzione al sonoro, ai caratteri e ai luoghi scelti per gli esterni, tra cui l’omaggio al pratone con la torre mozzata di Uccellacci e uccellini, senza nessun particolare effetto speciale, con un finale che rende giustizia ad un (mondo) animale oppresso dalla follia umana, Il colpo del cane riesce ad essere un gioiellino pienamente godibile.

 

In sala dal 19 settembre

 

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