Class Enemy (2014), di Rok Biček

di Roberta Lamonica

“Prima loro temevano noi, ora noi temiamo loro”. (Un docente della scuola)

Più simile al ‘coming of age’ avviato dal professor Keating ne L’Attimo Fuggente, che alla violenza ‘sperimentale’ dalle conseguenze fuori controllo del professor Wenger de Die Welle, il primo lungometraggio dello sloveno Rok Biček è un film potente, un kammerspiel dalla scrittura raffinata e dalle molteplici e ambigue possibilità di interpretazione.

In un liceo di Lubiana il professor Zupan viene chiamato a sostituire l’amatissima insegnante di tedesco in congedo per maternità, ma il rapporto con gli studenti si profila fin da subito come conflittuale e complesso. Abituati a modi confidenziali e accomodanti, i ragazzi mal si adattano all’atteggiamento rigido e alla didattica esigente di Zupan. Quando una studentessa si suicida, i compagni, sconvolti, accusano il professore di averla indotta al tragico gesto. A poco a poco, la classe – dapprima unita contro il professore – inizia a vacillare e a sfaldarsi, complicando ulteriormente la situazione e arrivando a momenti di forte tensione e contrasto.

‘Class Enemy’ non è un film sul mondo della scuola: è un campo di battaglia e di confronto tra i metodi educativi odierni, troppo permissivi e disorientanti e il bisogno di un focus sull’autorità, che qui si presenta nelle vesti di un ‘master’, maestro e padrone al contempo. Il cineasta sloveno lascia ambiguamente spazio allo spettatore per un’autonoma valutazione e riflessione sui reali bisogni educativi di una società che si affaccia al XXI esimo secolo sbandata e parzialmente svuotata di energie vivificanti e propositive.

“Volevo che il film riflettesse la vita. E nella vita niente è bianco o nero. Bene e male sono sempre legati. Ho dovuto così mantenere l’equilibrio tra gli opposti”, ha affermato Biček in un’intervista.
La libertà effimera e conformista impersonata essenzialmente dai docenti della scuola si scontra con la ‘ribellione’ degli studenti. Biček mostra come questa ribellione sia in realtà altrettanto conformista e convenzionale e non una ribellione che riformi palingeneticamente la società contro cui vogliono ribellarsi.

Gli studenti si ribellano contro l’insegnante di tedesco che rappresenta ai loro occhi, abbagliati da convenzioni e luoghi comuni, l’autoritarismo per eccellenza. Gli studenti evocano la trita e preconfezionata associazione tedesco=nazista non considerando invece chi sia realmente il professor Zupan e di che messaggio sia portatore. Sfugge loro, ad esempio, che il focus della sua azione didattica è proprio su Thomas Mann, i cui libri furono bruciati dai nazisti cui loro lo associano.

Secondo il pensatore sloveno Skavoj Zizek, Il ‘class enemy’ professor Zupan, rappresenta la forma di autorevolezza di cui la società odierna del ‘lascia correre’ ha maggiormente bisogno. Egli non impone, ma fa confrontare studenti e colleghi con la vera libertà delle proprie scelte.


La vera libertà è quella di cambiare il frame, la cornice entro cui tutte le nostre piccole libertà si esplicitano e che, proprio per questo essere incastrate in uno schema, non sono affatto libertà.
Zizek sostiene che Class enemy sia una di quelle opere d’arte emblematiche di un’epoca, suggerendo spunti di riflessione essenziali per la presa di coscienza di un periodo storico. Anche solo per un’aristotelica riflessione sul ruolo schiavo-padrone in chiave moderna sia politica che economica, Class Enemy è un film da recuperare assolutamente.

Biček crea un microcosmo claustrofobico e asfittico in cui vengono esaltate e amplificate tutte le contraddizioni e le ambiguità del mondo dell’educazione e della società ‘occidentale’ contemporanei, in bilico tra pulsioni autodistruttive e principi di correttezza formale e ancora tra vecchi principi e nuove vie percorribili. Al ribellismo non sostenuto da consapevolezza e cognizione, privo della forza sovversiva che rende la ribellione “rivoluzione”, Biček oppone la via del ‘Maestro’, figura di riferimento centrata e strutturata, in parte deumanizzata – secondo i nostri standard – che si assuma il compito di fare ordine nel caos di questi nuovi Tempi Moderni.

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