‘La Dea Fortuna’: che vita meravigliosa!

di Marzia Procopio

“La dea Fortuna” è il tredicesimo film di Ferzan Özpetek: chi apprezza il cinema del regista turco naturalizzato romano ci troverà la solita terrazza e una grande cucina colorata dove si riunisce il solito gruppo di amici – una mamma, l’attrice feticcio di Ozpetek Serra Ylmez, e la figlia “che non si sa cos’è”; una moglie alle prese con la demenza precoce di suo marito, la ragazza di colore, la coppia dei padroni di casa, Alessandro e Arturo, interpretati da Edoardo Leo e Stefano Accorsi.

Durante una festa di matrimonio nella loro casa bella e accogliente, irrompe Annamaria, la sempre brava Jasmine Trinca, con i suoi due bambini: deve fare degli accertamenti in ospedale e affida Martina e Sandro (omonimia che incuriosisce e suggerisce quante sfumature possono assumere i sentimenti) all’amico Alessandro e al suo compagno, modificando il già precario equilibrio della coppia.

Quando però fra i due si prospetta la separazione, il film diventa una sorta di road movie: i bambini vengono portati dalla nonna, una gelida, autoritaria e bravissima Barbara Alberti, perché restino lì durante la convalescenza della madre. La baronessa Muscarà non li conosce perché la figlia era andata via tanti anni prima per non tornare mai più, a causa di una tragedia che lo spettatore intuisce fin dalla prima scena e che verrà confermata alla fine. Alessandro e Arturo lasciano i piccoli nella sontuosa tenuta della nonna promettendo di tornare presto; accadrà purtroppo prima del previsto – la mamma non c’è più – e a quel punto il film cambia ancora, perché i due uomini si rendono conto che i bambini, rimanendo in quel posto tetro in compagnia della nonna-strega, rischiano la vita: l’amore per Annamaria e per Martina e Sandro vince sui conflitti, sulle offese e sul dolore che la coppia (ogni coppia?) si infligge e il regista, che co-sceneggia come sempre con Gianni Romoli e Silvia Ranfagni, ci regala il lieto fine.

La nuova famiglia, dopo un bagno che lava via tristezza e rabbie nel mare siciliano, è pronta a ripartire, a ritornare tutti insieme a casa, con Annamaria nel cuore: perché la dea Fortuna ha insegnato loro che per tenere sempre dentro di noi una persona, basta pensarla intensamente e strizzare forte gli occhi.

Nel corso di questo lungo film sfilano in una lunga teoria tutti i temi cari al regista: l’amore sospeso fra eros e philìa, la malattia e la morte, l’amicizia come valore assoluto, la difficoltà di restare insieme dopo tanti anni, il tradimento e l’ambivalenza dei sentimenti. Per questa ricchezza, per questa ridondanza, si ha l’impressione, come accadeva per esempio in “Allacciate le cinture”, che il film sia poco coeso, e per lo stesso motivo si potrebbe rimproverare al regista di fare sempre lo stesso film.

Ma chi è passato attraverso le esperienze rappresentate dal regista non può fare a meno di emozionarsi, perché Ozpetek sa raccontare l’amore in tutte le sue pieghe: quello amicale, quello materno, quello erotico. Arturo e Alessandro si odiano e non si ricordano più di amarsi- “io so tutto di lui, ma non basta” – stanno per lasciarsi ma tentennano perché sentono di avere il legame profondo degli amori lunghi. I bambini e la dea Fortuna, infine, li terranno insieme, e lo spettatore, se il film è riuscito a penetrare nell’anima facendosi perdonare le sue imperfezioni, esce dal cinema commosso e sollevato.

“La dea Fortuna” è un film rassicurante: socialmente, perché le separazioni, le cene fra amici e le grandi cucine allegre sono possibili o quanto meno più semplici quando ci sono i soldi, e sentimentalmente, perché ci ricorda che sì, è difficile volersi bene, ma omnia vincit Amor, anche la morte.

La voce di Mina accompagna il viaggio in traghetto dei quattro, che è il momento più commovente del film, con il lungo discorso di Arturo sull’amore; la scena finale è suggellata da un pezzo di Diodato: “ah che vita meravigliosa questa vita dolorosa, seducente e miracolosa”. Un altro inno alla vita che vince su tutto, un film che ricorda “Dolor y gloria” di Almodovar, che forse ci assolve e certo ci rassicura: e che male c’è?

2 risposte a "‘La Dea Fortuna’: che vita meravigliosa!"

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  1. Mi piace la recensione, scritta bene, ma non vedrò il film, mi è bastato il trailer, falso come tutti quelli del turco-romano. Descrivono una realtà inesistente, pieno stereotipi, come quel film natalizio di tanti anni fa La vita è meravigliosa di Frank Capra, tutto molto prevedibile fino dalla prima scena e con i due attori principali entrambi fuori ruolo. Ti aspetti che salti fuori Margherita Buy e si metta ad urlare

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