L’HOTEL DEGLI AMORI SMARRITI (Chambre 212 – 2019) di Christophe Honorè

di Paola Salvati

“Asdrubal! Mai sentito nome più erotico in tutta la mia carriera”. Ad affermarlo, dopo un’incontro col suo amante, è Maria (Chiara Mastroianni), insegnante universitaria di Diritto, sposata da ventanni con Richard, pianista in crisi. Anche a lui il nome ‘Asdrubal’ suona strano, ma per motivi diversi. E’ in questo momento che lui scopre l’infedeltà di sua moglie e che nasce una discussione:“Il tradimento fa parte del matrimonio. Èla legge delle coppie che durano. Non dobbiamo vincere la medaglia del dovere coniugale”, sintetizza Maria. Dopo un po’ lei esce di nasconto e va all’hotel Lenix, di fronte casa loro. Lì trascorrerà una notte che la cambierà per sempre.

Dalle finestre della stanza 212 osserva il suo appartamento e suo marito, sconvolto e abbattuto. Prova a guardare la loro vita, prendendosi del tempo per stare da sola a riflettere. Ma il suo tentativo viene stravolto dalle tante e inattese visite che riceverà. Sono i suoi amori del passato, sognati, perduti o che credeva dimenticati. A queste si aggiungono altre presenze importanti del suo trascorso, primo tra tutti il venticinquenne Richard:“Quando mi hai avvisato che da vecchia ti saresti comportata da schifo?”. Tutti lì ad affollare la stanza senza darle tregua, in una giostra di divertenti battute e profonde riflessioni. ‘Chi la misura la correttezza?’ è una delle tante perle di saggezza dispensate da un buffo Aznavour, simpatica personificazione della coscienza di Maria. Arriva anche Irene, ex di Richard, a complicare il puzzle e a sollevare altri interrogativi; un amore ancora in grado di spronarlo a suonare: “Ascolta Scarlatti. La sua melodia lenirà il tuo cuore. Che Scarlatti invada Parigi!”. Riuscirà Maria a trovare un senso in mezzo a questa confusione? Che direzione prenderà la sua vita?

Scorre in modo fluido questo film, che incuriosisce, fa sorridere e offre spunti su cui meditare, senza pretendere di dare risposte.  

Chiara Mastroianni riveste il ruolo di Maria in modo impeccabile, con un tocco ironico e disilluso, leggero e assorto insieme, tanto da meritare il premio come miglior interpretazione, nella sezione ‘Un certain Regard’ del 72° Festival di Cannes. Altrettanto intensa e vivace è la prova d’attore di Vincent Lacoste, il giovane Richard, tornato dal passato per ricordare a Maria ciò che all’epoca aveva toccato il suo cuore. Accanto ai due protagonisti troviamo Camille Cottin, molto convincente nel ruolo di Irene, insegnante di pianoforte di Richard e soprattutto suo primo amore, mai dimenticato.Benjamin Biolay è il Richard tradito, triste e afflitto.

Christophe Honorè, che ha scritto e diretto questa brillante e stravagante commedia, non ha voluto fare un resoconto di ciò che accade ad una coppia in crisi, ma ha ipotizzato quello che i protagonisti pensano, ricordano e sognano mentre la vivono. Cosa che gli è riuscita perfettamente. I dialoghi sono estremamente efficaci, profondi, a tratti toccanti. Il ritmo narrativo è incalzante e pieno di colpi di scena. E’ facile ritrovarsi nel ruolo dell’infedele o del tradito, in un matrimonio stanco e tirato avanti per inerzia, nel ‘perenne non detto in cui sovente si scivola’. E’ questo che tiene viva l’attenzione per tutta la durata del film e fa partecipare lo spettatore. Gli inizi da scrittore di Honorè, prima di libri per bambini e poi di romanzi, spiegano l’interessante sceneggiatura. Per quanto riguarda l’attenta regia, ha iniziato col teatro, portando in scena i suoi testi; passato poi al cinema, è stato alcune volte in concorso al Festival di Cannes; infine è approdato negli ultimi anni anche all’opera. Ulteriore freccia nella ricca faretra del regista francese, che ha così potuto aumentare la forza nel racconto con un commento musicale ben calibrato in ogni scena, con tratti di brio e altri di rara delicatezza.

 

 

 

 

 

 

 

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