L’ultimo piano, di Giulia Cacchioni / Marcello Caporiccio / Egidio Alessandro Carchedi / Francesco Di Nuzzo / Francesco Fulvio Ferrari / Luca Iacoella / Giulia Lapenna / Giansalvo Pinocchio / Sabrina Podda (Italia 2019)

di Andrea Lilli

image

“Tu chi czz sei?”
“Sono Diana, la nuova inquilina…”
“Ah… Già. Lo prendi il caffè?”

Una studentessa. In cucina. Di prima mattina. Aurelio, il padrone di casa, in ciabatte e vestaglia aperta su boxer fantasia, punta la caffettiera archiviando indifferente la novità appena giunta nel suo regno di quattro stanze, salone, cucina e bagno all’ultimo piano senza ascensore di un vecchio palazzo in stile fascista, uno dei tanti scatoloni di cemento piantati tra i pascoli della periferia romana per realizzare in fretta borgate come quella di Tor Marancia.
Arriva Flora, l’altra inquilina. Comprende l’imbarazzo di Diana e la tranquillizza: “Lui sembra un matto” – gira panza all’aria e fuma in continuazione – “Ma non è pericoloso”. È solo un cinquantenne solitario, ex bassista degli RBMK, una punk band romana che tra fine anni ’80 e inizio ’90 abitava e incideva musica in quell’appartamento.

aurelio
Francesco Acquaroli

Un quarto di secolo fa tutto il mondo di Aurelio era la band, la band è rimasta il suo mondo. La differenza è che la band non c’è più. Ora ci sono i dischi, le fotografie, le riviste, i cimeli, i poster rimasti sempre là, su quei muri scrostati e tuttora pieni di antichi graffiti. C’è la scritta luminosa ON AIR sulla porta dell’ex studio di registrazione, ora camera da letto di Aurelio, sempre accesa perché lui è sempre chiuso in quella camera, nel proprio mondo. Ci sono le bobine delle prove, i nastri che Aurelio riascolta in continuazione. Note, assoli, stonature, interruzioni, dialoghi e battute che conosce a memoria. Stanno lì dentro gli altri tre musicisti, lì sta Aurelio. Un Francesco Acquaroli perfetto nel ruolo.

Ora per vivere Aurelio affitta le camere. Dove prima dormivano i chitarristi Franco e Semolino, Marcio il batterista, ora stanno Flora la barista, Mattia il fattorino e Diana la studentessa. Un’altra generazione, un’altra mentalità, un’altra epoca.

“E allora? Che ve sembra?”
“Te lo devo dì? Me sembrava mejo prima.”

aurelio1

Attraverso quei dialoghi registrati da giovane, Aurelio riproduce ossessivo un sé stesso passato da cui non si è mai allontanato. Hikikomori sui generis, di mezza età, con l’HiFi anziché il WiFi, Aurelio lascia che si allarghi il fossato che lo isola dalla realtà del presente. Ha chiuso con tende nere la grande finestra della sua camera. Quel che non vede non gli interessa affatto. Impermeabile a ciò che sta oltre la soglia di casa, cui peraltro non riesce ad avvicinarsi, non ha idea di cosa ci sia fuori, al di là del portone che per decenni non ha più attraversato. Imperturbabile perfino con quei ragazzi che vivono in casa sua: giovani che potrebbero essere suoi figli, ma che lui tratta rudemente, quasi con astio. Ragazzi come i nove registi esordienti di questo film collettivo, presentato al Torino Film Festival dopo il triennio 2016/2019 di corsi alla Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté, una scuola pubblica e gratuita, con la direzione artistica del regista Daniele Vicari. Grazie a questa prima prova senz’altro positiva, ci si aspetterà molto da loro.

FM_L_Ultimo_Piano_ScuolaVolonteCome è possibile che un film qua e là discontinuo ma tutto sommato armonico sia stato diretto da nove mani e sceneggiato da altre otto, senza esplodere? Sicuramente merito del supervisore e coordinatore Vicari, della professionalità con cui sono stati curati il commento musicale (Ginevra Nervi; i Klaxon) e la fotografia, caravaggesca in certi fotogrammi a fondo nero, ma anche merito dei contenuti del film. I registi hanno interagito bene anche perché storie come quelle di Flora, Mattia e Diana le hanno vissute sulla propria pelle, evidentemente. Storie di incertezze e di precarietà: affettive, lavorative, accademiche. Tre storie parallele che s’incontrano all’ultimo piano.

flora
Marilena Anniballi

Flora è l’inquilina più ‘anziana’. Fa la barista, è una donna inquieta, ha avuto in passato una storia con Aurelio, episodio effimero. La sua vita è già abbastanza complicata, quando piomba improvvisamente il suo ‘figlio segreto’ Adriano, all’ultimo piano. “Che ci fai qui?”. “Ciao Flora, mi ha portato papà”. Così beneducato e diligente, tanto da preferire la verifica di italiano all’autoscontro, “Pulce” riprende lentamente confidenza con la madre. Ma la sconvolgerà. Renderà insopportabili le code all’unico bagno di casa. Ma sarà un terremoto benefico per tutti, Aurelio in particolare: “Io sto benissimo da solo”. Sì, certo. Prima del piccolo alieno.

FM_LUltimoPiano_4-Adriano-Love

Mattia lavora come rider in bicicletta: variabile dipendente dal tempo, dalla fretta, dall’assenza di garanzie sul lavoro, dai capricci di una cliente matura. Si rompe il braccio cadendo dalla bici mentre lavora, ma in questi casi il contratto del ristoratore Cheebami (figlio degenerato di Eataly?) non prevede altro che il principio dell’Affari tuoi. “Non c’è nessuno che t’aiuta?” “No, sto da solo.” E solo resta. Anche perché non s’accorge dell’interesse che la coinquilina Diana gli potrebbe rivolgere, se fosse meno frenetico.

Diana studia Legge all’università. Di origine ucraina, ha un padre che fa il meccanico fuori Roma e si aspetta molto da lei. Fatica a dare esami, non è quel che si dice una furbona, cerca di mantenersi con lavoretti logoranti come il volantinaggio. Non vuole deludere il papà né pesare su di lui. Anfetamine e locali notturni non sono quel che le serve, ma per capirlo ci vuole un po’ di tempo.

ULP1

L’appartamento de L’ultimo piano, come una vecchia barca appena sufficiente a galleggiare in mezzo alle tempeste, mette insieme queste vite diverse che in comune hanno solo un’insoddisfazione, una pesante autopercezione di inadeguatezza, e le costringe ad interagire chiarendo i rapporti in una miscela densa di tensione. Aurelio non sarà l’eroico Cheyenne di This Must Be the Place (Sorrentino, 2011), ma a modo suo butta il vecchio cuore oltre l’ostacolo. A Tor Marancia, a due passi dalle case popolari in cui visse il pesciarolo Quinto Gambi, musa e controfigura di Tomas Milian, sarà un gesto del piccolo Adriano a determinare l’amalgama e l’amatriciana finali.

lultimo-piano-1024x576


Visibile gratuitamente su Raiplay.it

Una risposta a "L’ultimo piano, di Giulia Cacchioni / Marcello Caporiccio / Egidio Alessandro Carchedi / Francesco Di Nuzzo / Francesco Fulvio Ferrari / Luca Iacoella / Giulia Lapenna / Giansalvo Pinocchio / Sabrina Podda (Italia 2019)"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: