Aline – La voce dell’amore di Valérie Lemercier (CA/FR 2021)

di Laura Pozzi

Il 16 gennaio 1998 usciva nelle sale italiane Titanic, il monumentale kolossal firmato da James Cameron. Un film iconico, scolpito nell’immaginario collettivo, amato e odiato in egual misura , ma tuttavia capace di sfidare e resistere con eleganza e disinvoltura alle “intemperie” del tempo. Vincitore di undici premi Oscar (fra cui miglior film, miglior regia e migliore canzone) campione d’incassi al box office fino al 2010, tra i suoi elisir di lunga vita può sicuramente vantare quello generosamente offerto da Célin Dion che grazie alla sua My heart will go on ha rivestito di lucentezza una pellicola artisticamente discutibile. Basta ascoltare per alcuni secondi l’overture del brano per rivedere davanti agli occhi lo squattrinato Jack (Leonardo Di Caprio) che stringe e abbraccia il mondo insieme all’intrepida Rose (Kate Winslet) sulla prua dello sfortunato transatlantico. A 24 anni di distanza, il ricordo è ancora nitido anche se finemente adombrato da una coltre di povere sottile e inevitabile. E allora un titolo come Aline – La voce dell’amore liberamente ispirato alla biografia di Céline Dion e nelle sale dal 20 gennaio distribuito con coraggio (visti i tempi) da Lucky Red corre il rischio di apparire un’operazione nostalgia velatamente demodè.

Per dirla tutta si potrebbe allegramente fare a meno di alcuni biopic pedanti e agiografici che “sgomitano” nei circuiti e hanno tra i vari scopi quello d’indirizzare la cinematografia mondiale verso una serialità conforme al grande schermo, ma dinanzi a un’opera creativa e smaliziata, ma anche ferocemente romantica come quella realizzata dalla poliedrica Valérie Lemercier ci dobbiamo fortunatamente ricredere. Presentato fuori concorso a Cannes, in Francia è divenuto un proprio e vero caso conquistando pubblico e critica. Il segreto di tale successo è da ricercarsi nella passione e nella puntigliosa semplicità che anima una storia dai contorni fiabeschi, pur non dimenticando un retrogusto dolceamaro presente nella vita di qualsiasi persona costretta a sottostare alle ferree regole dello star system. Lemercier realizza un film irruento e scanzonato, dinamico e sperimentale somigliante ma non troppo a un biopic che ribalta le regole e sfugge costantemente a se stesso. “Il film che state per vedere si ispira alla vita di Céline Dion. Tuttavia, si tratta di un’opera di finzione in cui i personaggi i luoghi e alcuni fatti possono essere stati modificati dagli autori”. L’intento è chiaro e il risultato è un one-woman show firmato da un adorabile infedele, basato su una rilettura (non autorizzata dalla Dion, da qui i nomi posticci) della realtà capace di coinvolgere ed emozionare grazie ad un’umanità che permea costantemente i personaggi, creando totale empatia con lo spettatore.

Aline Dieu ultima di quattordici figli nasce a Québec sul finire degli anni sessanta. Ironica e sottilmente ribelle, innamorata di Barbra Streisand è determinata a diventare la più grande cantante del mondo. Grazie a una voce straordinaria e al sostegno dei genitori (in particolare della muscolare Sylvette) riesce a realizzare il suo sogno. L’incontro con Guy-Claude Kamar (Sylvain Marcel) manager, produttore e grande amore della sua vita cambierà per sempre il corso della sua esistenza, magnificando il destino di una piccola Cenerentola dai denti ribelli e dalla capigliatura improbabile. Fama, successo, soldi, ma anche dolorosi inciampi fra cui quella relazione semiclandestina che a Sylvette non va proprio giù. Tuttavia, Aline è pronta a tutto pur di essere “risvegliata” dai baci di quel principe azzurro anagraficamente distante. Con il suo aiuto, sale velocemente i gradini del successo fino a quando un problema alle corde vocali la tiene in silenzio per tre mesi. E poi quel figlio tanto desiderato, ma che tarda ad arrivare (diventerà in seguito madre per ben tre volte). Tuttavia l’apice del successo e della popolarità arriva grazie a James Cameron che la sceglie per interpretare il brano di Titanic.

Un brano che sulle prime Aline rifiuta, ma che poi le darà fama mondiale. Nonostante ciò Lemercier evita di indugiare troppo sull’episodio, perché nella vita di Aline c’è molto altro che merita di essere raccontato e approfondito. La regista francese, nota anche come attrice (la ricordiamo esordiente in Milou a maggio di Louis Malle) e cantante (ma nel film l’incombenza è affidata a Victoria Sio) ha seguito al pari della protagonista il suo sogno e ha voluto viverlo in prima persona, interpretando grazie alla tecnica del morphing tutte le possibili età di Aline. La vediamo inizialmente dodicenne, quindi ventenne e via via sempre più adulta fino ad arrivare al presente funestato dalla morte di Guy- Claude (nella realtà René Angélil) avvenuta nel 2016. Questo bizzarro e inusuale escamotage anagrafico rappresenta uno dei punti di forza della storia che appare inevitabilmente romanzata, ma frutto di un’ispirazione che consente alla straripante personalità di Lemercier di esprimersi al meglio e su più fronti contemporaneamente. Da scaltra donna di spettacolo sa bene quando calare i poker d’assi e quando bluffare audacemente attraverso uno stile ironico e mai celebrativo con la percezione del pubblico. Esemplare in questo senso lo sbaglio di Kamar nel chiamarla involontariamente Céline. Una dimensione “in e out” ben calibrata nello stravolgere e in parte rispettare le regole di un genere spesso “ingessato” nell’estenuante ricerca di perfezione e verosimiglianza. Qui non sappiamo cosa sia vero e cosa no, ma poco importa se siamo disposti a stare al gioco.   

Un gioco che termina laddove era iniziato, ovvero sulle struggente Ordinaire di Robert Charlebois e ripresa nel finale da Aline. Un’interpretazione sofferta e vibrante che chiude il cerchio e sintetizza al meglio la vera essenza del film: Sono una ragazza molto comune/A volte non ho più voglia di far niente/Farei musica/Con un bicchiere/Con mia madre, le mie sorelle, i miei fratelli/Ma devo pensare alla mia carriera/Sono una cantante famosa/Voi mi vedete come una dea/Sono una donna, non una principessa/Se posso farvi una confessione/ E’ quando canto che mi sento meglio/Ma questo lavoro è pericoloso/Più dai più vogliono(….)/Dirò addio con classe/Spero di lasciarvi una traccia. Chissà se questo film, nonostante l’ostracismo dei familiari di Dion lascerà qualche traccia. Comunque sia Valérie Lemercier ha già vinto la sua scommessa.

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