Nightmare – dal profondo della notte – di Wes Craven (1984) La nascita di un mito dell’incubo.

di Francesco Lagonigro

Wes Craven scrisse questa sceneggiatura, basata su un personaggio che di fatto ricrea il mito dell’uomo nero, quattro anni prima che si iniziassero a trovare i fondi per girare la pellicola. Il film precedente di Craven “Il mostro della palude” del 1982, che aveva riscosso un discreto successo. Nonostante ciò, il regista dovette attendere che si facesse avanti una piccola società, la New Line, che con due milioni di dollari, finanziò il film. David B. Miller fu il truccatore che curò la creazione del volto del folle Freddy Krueger. Alla fine il film arrivò ad incassare ventisei milioni di dollari, sancendo così la nascita di un mito.

Tina (Amanda Wyss) ha degli incubi: vede uno strano individuo dalla pelle ustionata, vestito con un maglione a righe verdi e rosse e un cappello a falda larga che ne oscura il volto sfigurato. L’uomo la tormenta minacciandola con un guanto con delle lunghe lame innestate al posto delle unghie.

Una sera in cui i suoi genitori rimangono a dormire fuori, la ragazza invita alcuni amici tra cui Nancy Thompson (Heather Langenkamp). Parlando con gli amici Tina si rende conto che anche nei loro sogni è apparso lo stesso pericoloso individuo.

Con questo film nel 1984 Wes Craven crea una delle saghe slasher più fortunate degli anni ’80, e al contempo crea il mostro Freddy Krueger, interpretato dal talentuoso Rober Englund, che saprà incarnare il personaggio in tutti i capitoli della saga (escluso il recente remake). Krueger diventerà presto un’icona del panorama horror mondiale, alla stregua di altri mostri sacri del cinema come Dracula, il mostro di Frankenstein o l’uomo lupo; un supereroe negativo che con i suoi “colleghi” Jason Voorhees (Venerdì 13), Michael Myers (Halloween), Leatherface (Non aprite quella porta) ed il recente Ghostface (Scream, altra fortunatissima saga creata semopre da Craven) ha creato un pantheon di figure malefiche osannate dai fans di tutto il mondo.

La saga a oggi conta nove capitoli (compreso un crossover tra Nightmare e Venerdì 13, scontro epico tra Freddy e Jason più il controverso remake del 2010).

Il film si apre con uno schermo nello schermo, un film nel film dove viene mostrata la creazione dell’arma che diventerà il simbolo dell’intera serie. Il tutto sembra quasi un flashback, come a volerci mostrare quali furono le gesta originali del folle assassino, prima ancora di rinascere e agire nel mondo onirico.

Freddy è un mostro disumano, vive e si nutre delle energie delle sue vittime. Se si muore nel sogno si muore anche nella realtà. Freddy domina gli incubi, penetra nelle menti e nei sogni delle sue giovani vittime, le manipola a proprio piacere, ne esalta le paure e le fantasie, li inganna con le loro angosce trascinandoli verso di sè, verso la morte. Nel sogno, e tramite il sogno, Krueger riesce in alcuni casi anche a manipolare la realtà, ma solo e sempre se la sua vittima dorme. Alcune scene sono esemplificative di questa capacità.

Nella notte, mentre Nancy dorme a casa di Tina, la parete sopra il letto della ragazza si deforma, come fosse una lastra di gomma, ne emerge la figura del volto e delle mani di Krueger che si protendono verso la ragazza. Basterebbe un solo colpo delle sue micidiali lame per poter uscire fuori da quello schermo e aggredire la ragazza. Come se l’orrore uscisse fuori da uno schermo cinematografico. Ma rientra nel muro velocemente nel momento in cui Nancy esce dal sonno, apre gli occhi e osserva la parete. La scena incute timore sfruttando la paura di essere osservati mentre si dorme quando di fatto si è più deboli, privi di difese. La parete diventa uno schermo deformabile, immagine (il film) a sua volta proiettata su uno schermo (il cinema dove noi vediamo l’opera), uno schermo dentro uno schermo, il sogno (l’incubo) nel sogno. Un’altra scena esplicativa di questa “manomissione” della realtà si ha quando Nancy, addormentata nella vasca da bagno, viene aggredita dalla mano guantata. Krueger la afferra e la trascina sott’acqua. Nancy si agita, mentre l’apertura della vasca si riduce ad un foro poco più largo della sua testa. Non ci troviamo più nel fondo di una vasca, ma in un abisso marino oscuro, un buco nero liquido, dove la resistenza della ragazza è messa a dura prova. Per quanto lei si divincoli, il mostro è più forte nel sogno, è lui che detta le regole e crea la sua realtà. Altra scena durante lo scontro finale: Nancy cerca di salire le scale per fuggire da Krueger, i suoi piedi affondano un una melassa collosa che ha preso il posto del legno dei gradini. E poi la famosa inquadratura della cornetta telefonica che tira fuori la lingua per baciarla.

Tutte queste sequenze, che di fatto invadono la realtà e la deformano, esistono perchè Krueger prende comunque forza dal sogno di un qualche personaggio durante la sequenza. Krueger ama giocare con le sue vittime, dissemina i suoi incubi di scherzose trappole mortali, esalta il meccanismo del gatto con il topo. E tra le vittime possiamo incontrare un Johnny Deep nel suo primo ruolo importante.

Ma Freddy Krueger è anche altro.

Krueger di fatto incarna il simbolo di incomunicabilità tra generazioni, tra genitori e figli. Se i genitori, coloro che hanno giustiziato Krueger quando era ancora umano, avessero avvisato i figli del loro gesto, e di rimando, se avessero ascoltato i timori dei giovani, forse tanti ragazzi non sarebbero stati giustiziati dal demone del sonno. L’incomunicabilità è alla base dei rapporti nella famiglia Thompson. Marge (Ronee Blakley) la madre alcoolizzata di Nancy, sembra sapere tutto di Freddy, sulla sua vera identità e sul suo passato, semplicemente perchè era tra coloro che lo avevano giustiziato. Ma vuole rimanere da parte, tenendo la figlia all’oscuro di tutto sperando così di proteggerla. Lo stesso discorso vale per il padre Donald (John Saxon), agente di polizia, che mostra indifferenza alle richieste di aiuto della figlia, non volendo credere all’assurdo delle sue parole. Solo alla fine, quando vedrà lui stesso la sagoma di Krueger, si renderà conto del suo errore. Quindi è chiaro che il “non sapere”, il “mantenere all’oscuro” non salva il destino della giovani vittime, ma anzi, più che mai in questo caso l’omertà uccide. Risulta quindi sensato dire che “il sonno della ragione genera mostri”. L’ignoranza dell’esistenza di un pericolo di tale portata permette a Krueger di crescere nella sua crudeltà aumentandone il potere.

Un elemento importante è la caldaia abbandonata che appare in diversi momenti della pellicola.

E’ lo scenario principale delle sequenze di sogno\incubo: all’inizio durante la sigla di apertura della pellicola, assistiamo alla creazione del guanto fatale, assemblato proprio all’interno di un locale caldaia. Nel sogno di Tina, mentre tenta di fuggire nei corridoi della fabrica tra sbuffi di fumo e lampi di fiamme (e dove vedrà un’incarnazione del suo destino, una pecora che fugge belando, che riflette il suo essere futuro agnello sacrificale); ancora nel sogno di Nancy a scuola, dove tra le altre visioni c’è anche quella di Tina, ormai morta, chiusa nel sacco di plastica per cadaveri. E poco prima dello scontro finale. La caldaia diventa quindi un luogo della mente. Nella casa di Nancy, nella cantina, c’è una caldaia simile a quella dei sogni. E’ proprio all’interno di quella caldaia che Marge conserva il guanto di Freddy, dal giorno in cui venne bruciato vivo dalla donna e dagli altri genitori, bramosi di vendicare i loro figli violentati e uccisi dal macellaio di Elm Street.

C’è l’idea che conservando il guanto (che ormai ha assunto nella mente di Marge, la valenza di una reliquia maledetta), all’interno del luogo simbolo in cui di fatto Krueger è stato giustiziato, possa in questo modo sigillarne l’essenza malefica. Proprio nella cantina di Nancy, accanto alla caldaia, che inizia lo scontro finale, e di nuovo vediamo Krueger avvolto dalle fiamme, come un ritorno alle origini. La stessa casa di Nancy, durante questa sequenza, sembra trasformarsi in una grande fornace: le fiamme iniziano a spargersi per le stanze, lasciate dal corpo di Freddy che ormai gira nella casa come una torcia umana, ed il fumo invade tutti gli angoli, tutte le stanze. Freddy, ormai trascinato nella realtà, ricrea il suo ambiente naturale. Una replica quindi del supplizio originale che lo voleva distruggere, ma che invece lo ha ricreato in una nuova esistenza onirica. Gli incubi non possono morire.

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