‘Tutta colpa del paradiso’: l’omaggio a Francesco Nuti nel giorno del suo compleanno

di Laura Pozzi.

Tutta colpa di quel maledetto 3 settembre 2006, giorno in cui Francesco Nuti per circostanze mai del tutto chiarite entra in coma in seguito ad un incidente domestico. Ne uscirà tre mesi dopo, ma la sua vita non sarà più la stessa. Da allora è costretto a vivere su una sedia a rotelle, privo dell’uso della parola e quasi del tutto paralizzato, ma la sua vena artistica sembra essere ancora incredibilmente viva e nonostante le difficoltà del caso continua a scrivere e ad ideare progetti, in vista di una qualche realizzazione futura.

Il comico e regista toscano, si impone alla fine degli anni ’70 insieme ai Giancattivi, ma il vero successo supportato dai vari riconoscimenti arriva nel decennio successivo, quando abbandonato lo storico trio esordisce alla regia realizzando commedie entrate di fatto nell’immaginario collettivo. Parliamo di Nuti non soltanto in occasione del suo compleanno, ma perché si ha l’impressione che in una società basata sull’apparenza un personaggio nella sua condizione rischi l’oblio, per poi essere rivalutato in tempi più idonei. Ma per chi ha vissuto i controversi anni ’80 risulta difficile se non impossibile dimenticare pellicole cult come “Tutta colpa del paradiso“, “Stregati” e”Caruso Pascoski di padre polacco“ opere non sempre riuscite, ma destinate a restare indelebili nella memoria.

Nel 1985 Nuti realizza “Tutta colpa del paradiso”, la pellicola forse più celebre e di maggior successo della sua filmografia, in coppia con Ornella Muti. La storia è quella di Romeo (da lui stesso interpretato), uscito dal carcere dopo cinque anni di carcere per rapina a mano armata, costretto a raccogliere i cocci di una vita andata inevitabilmente in frantumi. Privo di casa e affetti, intraprende un viaggio alla ricerca di un figlio sconosciuto dato in adozione ad una giovane coppia benestante che vive in Val d’Aosta all’interno di una baita denominata “Paradiso”. Riuscito ad introdursi nella famiglia adottiva composta da Sandro, ricercatore impegnato e ossessionato da anni a rincorrere lo stambecco bianco un raro esemplare impossibile da stanare e dalla bellissima Celeste, Romeo riesce ad ottenere ospitalità e per un breve periodo a godere della compagnia del figlio. Ma con il passare del tempo proprio per non turbare l’equilibrio familiare, decide di ripartire e prendere per mano il proprio destino, che ha in serbo per lui un’incredibile sorpresa.

Il film per molti aspetti simile ad una fiaba, sopratutto grazie alla suggestiva ambientazione racchiude in sé tutta la poetica del regista toscano. La sua comicità surreale e distaccata colora di originalità una storia semplice e di buoni sentimenti, che in mani inesperte sarebbe divenuta mielosa e scontata. Ma Nuti non è l’ultimo arrivato e sa benissimo come evitare facili scorciatoie per imprimere alla pellicola il suo marchio di fabbrica.

Un film di Nuti si riconosce sempre, c’è poco da fare. La sua comicità potrà non soddisfare tutti i palati, alcuni lo troveranno narciso e megalomane nonché presuntuoso, ma di fatto le sue opere vivono di luce propria, anche quelle che possono apparire (vedi il sottovalutato e sfortunato “Occhiopinocchio“), incomprensibilmente rischiose e poco appetibili. La sua creatività mista ad una sana incoscienza ha sempre cercato di varcare la soglia del prevedibile, non accontentandosi del successo facile. Dopo il traumatico e clamoroso flop di “Occhiopinocchio“ per Nuti inizia un declino irreversibile con forti ripercussioni anche sul piano personale, compromettendo un equilibrio già di per sé fragile. E dopo il terribile incidente di tredici anni fa, è stato facile relegarlo ai margini e privarlo della giusta considerazione che gli spetta. Basta pensare ai pochi passaggi televisivi dei suoi film e a come il suo nome arrivi alle cronache se non in merito alla sua malattia. Ma l’ex Giancattivo resta un magnifico irregolare, un personaggio fuori dagli schemi, uno troppo avanti per la cultura italiana; un’esemplare raro, simile al solitario stambecco bianco che si aggira indisturbato nei pressi del “paradiso”.

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