‘Le vacanze di Monsieur Hulot’: il tratto sottile della gentilezza

di Roberta Lamonica

“Tutta la sua vita è un continuo succedersi di disgrazie fortunate o di fortune disgraziate”.

(Sergio Tofano, in arte Sto su Bonaventura)

Le vacanze di Monsieur Hulot è un film di Jacques Tati del 1953. Non è una pellicola in cui si ride in modo fine a se stesso ma è una commedia del ricordo, della nostalgia e del buonumore. Si ride anche di gusto, certo, ma questo film ci restituisce qualcosa di più raro e prezioso: una divertita tenerezza per la natura umana, cosi strana, cosi preziosa, cosi unica. Tati sembra avocare a sé quel diritto alla leggerezza nell’arte che sarà anni dopo argomento de ‘Le lezioni americane’ di Italo Calvino. Il grande letterato italiano affermava: ”se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi al nuovo millennio sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva dalla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante,appartiene al regno della morte, come un cimitero d’automobili arrugginite”.E il film di Tati racconta la storia della vacanza al mare di Monsieur Hulot, in una località sulla costa bretone. Interpretato dallo stesso Tati, Monsieur Hulot è un uomo alto, tutto spigoli, ‘una sagoma’ alla Bonaventura, l’uomo mite, gentile, dal tratto fumettistico e filiforme, capace di opporre il proprio corpo esile, quasi impalpabile, all’aggressività del mondo occidentale in rapido cambiamento. Hulot arriva al mare con la sua improbabile piccola macchina, una Amilcar del 1924. In abbigliamento estivo, con calzoni troppo corti e lunga pipa, egli è gentile con tutti ma sembra che nessuno si accorga di lui. Tutti sembrano occupati in altro e lo notano solo se fa qualcosa di strano. E accade spesso.Tati oppone al modo tradizionale di intendere la vacanza come momento di garbata condivisione e rispetto della pace altrui, il nuovo modello americano della vacanza di massa, nel quale i ritmi dello svago e dell’otium sono scanditi dall’esterno secondo schemi che devono essere validi per tutti. Monsieur Hulot è chiaramente un alieno rispetto al mondo che corre dietro un consumismo sfrenato che trasforma tutti in monadi isolate e questo fa di lui un elemento marginale e poco interessante. Ecco perché egli non viene caratterizzato come individuo ma diventa piuttosto un tipo, un Everyman, un uomo qualunque, uno spettatore della sua stessa storia. I personaggi del film sono noti a noi spettatori nello stesso modo in cui sono conoscibili e conosciuti da lui. Egli non è dunque, un ‘protagonista’, anzi è l’esatto opposto. Egli non occupa le inquadrature, non ha primi piani; è sempre fuori campo, di spalle, nascosto e lontano. Dunque Tati non si preoccupa di costruire ‘personaggi’ all’interno del film. Eppure man mano che il film si sviluppa iniziamo a riconoscere i volti e a sentirli familiari. C’è la biondina graziosa (Nathalie Pascaud) che è in vacanza da sola ed è sempre sorridente ma in modo piuttosto distaccato. Ms. Hulot la porta fuori, la invita a una passeggiata, tenta anche di andare a cavallo con lei ma lei con il sorriso stampato sul viso lo tiene a debita distanza. Lei resta una visone elusiva come la bionda nella decapottabile in American Graffiti. C’è il cameriere stressato, la vecchia coppia esigente, il generale in pensione e i bambini che sembrano protetti da un dio speciale, per cui se il loro cono gelato sta per cadere, alla fine non cade maiLe vacanze di Monsieur Hulot sembra quasi un film muto, tanto scarni ed essenziali sono gli scambi comunicativi verbali. La tecnica recitativa utilizzata da Tati è quella del ‘grammelot’ in cui molta della trasmissione del significato è affidata al contesto e alle espressioni para verbali. Sembra un film muto con la musica (una melodia ripetitiva e cadenzata) e con molti effetti sonori e voci appena percepite.

D’altronde Tati era stato un mimo da ragazzo e il suo Hulot sarà il personaggio con cui alla fine finirà con identificarsi, lunga silhouette elegante quasi incapace di parlare. Il film è costruito con la meticolosa attenzione al dettaglio proprie anche di Chaplin e Keaton. Ma Monsieur Hulot non è un protagonista comico. Ci sono scene che hanno del miracoloso, come quella in cui Monsieur Hulot vuol dipingere la sua barca e l’onda gli allontana sistematicamente il barattolo di pittura salvo poi restituirglielo quando ne ha bisogno. Gli succedono gli incidenti più assurdi ma lui sembra non curarsene e accettarli senza esserne sorpreso.Le vacanze di Monsieur Hulot è un film sul più semplice dei piaceri per un uomo: scappare dalle ambasce della vita quotidiana e rilassarsi per qualche giorno in un posto bello e tranquillo e magari incontrare qualche persona piacevole. E’ un film sulla speranza che accompagna ogni vacanza e la tristezza che ne accompagna la fine. Un sabato del villaggio dolcemente malinconico e dolente con uno sguardo preoccupato verso un cambiamento che ci vede tutti un po’ più soli.

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