‘Il sindaco del rione Sanità’ (2019), di M. Martone

di Luca Graziani

‘Il sindaco del rione sanità’ (2019), di Mario Martone: cinema e teatro che si fondono nella rappresentazione, un po’ comica un po’ grottesca, della malavita napoletana.

Martone esplora i confini della legge, della giustizia fai da te e del patriarcato dipingendo il ritratto del boss risoluto e scaltro del rione sanità. Dopo Capri Revolution il regista napoletano celebra il suo ritorno al Lido con la trasposizione della famosa commedia in tre atti composta nel 1960 da Eduardo De Filippo.

Il suo protagonista è l’uomo che “in coppa a u vesuvio” regola la vita del quartiere amministrando la giustizia per i suoi cittadini, furbo e ignorante al tempo stesso, esattamente come coloro su cui esercita tutto il suo potere. Nell’attualizzazione di Martone il sindaco è molto più giovane rispetto al settantacinquenne della commedia eduardiana. Lo interpreta, infatti,  Francesco di Leva, poco più che quarantenne. È una scelta questa che ha lo scopo di accostare il personaggio ai boss di oggi sempre più giovani. A parte ciò la visione contemporanea di Martone per il grande schermo rimane in tutto fedele allo spirito originale dell’opera di De Filippo.

Antonio Barracano è la legge e la legge non si discute. Quella del rione sanità è fatta a sua immagine e somiglianza, ritagliata sulla sua persona, emblema di chi ce l’ha fatta nella vita, di chi ha piegato ed umiliato il sistema giudiziario fondando una propria legislazione che sembra alle volte rasentare la legge del taglione, occhio per occhio dente per dente. Ma c’è del bene nell’operato di questo sindaco dai metodi poco ortodossi. Le faide diminuiscono e le vendette private sono stroncate sul nascere.

Nel rione sanità le questioni personali si risolvono al cospetto di Antonio Barracano, investito del ruolo di garante per entrambe le parti. Nel quartiere non muore nessuno, il colpo non lascia la canna se a premere il grilletto non è il capostipite in vita dei Barracano. Ma la filosofia, le salde certezze di questo ‘statista’ della malavita sono destinate ad incrinarsi.

Il film copre gli eventi di un giorno e una notte, abbastanza però per farsi un’idea del personaggio costruito da Di Leva. Lo vediamo spadroneggiare, elargire perle di saggezza, ma lo vediamo anche vacillare e cadere. Tutti i personaggi che lo circondano giocano un ruolo piccolo ma decisivo nella sua vita e quando arriverà il momento, da uomo d’onore, Antonio Barracano saprà fare la scelta giusta per salvare gli affetti e gli amici, ma soprattutto molte vite.Un personaggio realmente esistito, sfacciato per natura nella sua arroganza, disposto a tutto pur di vincere, ma al tempo stesso consapevole come un pugile caduto sul ring del momento in cui è necessario restare a terra e accettare la sconfitta. Il suo più grande nemico? L’onesta. Ma nell’adattamento del regista campano non c’è spazio per l’onesta nuda e pura e i personaggi che più si avvicinano alla Napoli per bene sono quelli che si muovono lungo la linea di confine che li separa dalla Napoli criminale.

Sempre incalzante nei dialoghi, quello di Martone è un film che sa sfumare sapientemente in direzione della commedia e trasmettere la genuinità dei tempi teatrali. Regalandoci un protagonista antieroe, per cui finiremo inevitabilmente per simpatizzare, ci invita a responsabilizzarci, con uno sforzo individuale di consapevolezza per un mondo migliore.

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