‘Vado a scuola’ (Francia/2012), di Pascal Plisson

di Girolamo Di Noto

È sempre piacevole assistere alla proiezione del film Vado a scuola di Plisson, il documentario che racconta la dura realtà quotidiana che devono affrontare quattro bambini, provenienti da angoli del pianeta differenti, per andare a scuola. La tenacia che mostrano questi bambini nel raggiungere la meta, la loro forza d’animo e di carattere, il loro sorriso di sfida ai pericoli che offre la vita, da insegnante mi illumina sempre di genuino stupore e nello stesso tempo mi induce a riflettere sul fatto che desiderare qualcosa con tutte le nostre forze è una delle prerogative indispensabili dell’ essere umani.

I protagonisti di questo toccante documentario sono bambini che desiderano imparare, sono consapevoli che la scuola sia l’unica possibilità che hanno per conquistare una vita migliore. Rischiano la vita quotidianamente per andare a scuola perché sanno che lo sforzo, il sacrificio avranno un ruolo importante per il loro futuro. Ognuno di loro ha un sogno di emancipazione che nessuna insidia può frenare. Jacson, 10 anni, percorre ogni giorno con la sorellina quindici chilometri in mezzo alla savana, in una zona piena di animali selvaggi, in particolare i temuti elefanti. Ambisce a vincere una borsa di studio per poter riscattare la sua famiglia dalla miseria. È sorridente, ha la determinazione giusta, è fiducioso della vita. Zahira,11 anni, percorre i sentieri imperviche solcano la catena dell’ Atlante in Marocco. Parte ogni lunedì mattina e ritorna il venerdì sera. È l’unica nella sua famiglia ad avere il privilegio di poter studiare( le sue sorelle di 13 anni sono già sposate). È sempre sorridente e determinata, nonostante la difficoltà dei sentieri e i pregiudizi che spesso incontra lungo il cammino( significativa, in tal senso, la scena dell’ anziano che si rifiuta di darle un passaggio ).

Samuel,11 anni, vive in un villaggio del Golfo del Bengala, in India. Percorre ogni giorno 8 chilometri, nonostante sia disabile. I fratellini devono spingerlo per un’ora e mezza su una carrozzina sgangherata e arrugginita. Sono tutti intraprendenti, sempre allegri e sorridenti, spingono Samuel sfidandosi in una gara, guadano corsi d’acqua, attraversano strade sovraffollate e quando, infine, giungono alla meta, con un gesto che sa d’amore e dignità e decoro accarezzano e riordinano il fratello perché a scuola deve essere bello e presentabile. E, infine, Carlito, 11 anni, che attraversa la Patagonia a cavallo come un novello cow boy per oltre 25 chilometri, portando con sé la sua sorellina. Il suo sogno è diventare veterinario, ma non vuole assolutamente andare via dalla sua terra.

Plisson, alternando commozione e leggerezza, sempre con delicatezza, senza mai sconfinare nel patetico, costruisce un film dignitoso, una testimonianza importante che racchiude paesaggi meravigliosi e insidiosi, storie di speranza accomunate dall’incertezza del domani, ma anche da una straordinaria ostinazione a emanciparsi attraverso la cultura. La caparbietà che hanno questi bambini nell’affrontare gli ostacoli ricorda l’ostinazione della supplente Wei nel riprendersi l’allievo perduto Zhang in un altro bellissimo film sulla scuola, Non uno di meno, di Zhang Yimou.

Quando mostro il film in classe oltre a chiedere di commentarlo, invito gli alunni a evidenziare se e cosa è cambiato nella percezione della scuola dopo la visione del film. Ricordo sempre con piacere cosa scrisse un ragazzo di seconda media a tal proposito:” Pensavo prima di vedere il film di annoiarmi, di guardare cose scontate, cosa vuoi che sia andare a scuola. Ora, dopo aver visto il film, ho una percezione diversa, mi è sembrato di toccare con mano la fatica, l’impegno, l’orgoglio “.

Può bastare questa considerazione per far emergere l’interesse che un documentario del genere dovrebbe contenere: arriva al cuore degli alunni che lo guardano offrendo loro una lezione di vita.

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