‘Sorry We Missed You’, di Ken Loach (GB, 2019)

 

  • di Andrea Lilli

Sicuramente Ken Loach non crede a Babbo Natale, quel fattorino allegrone che guidando la slitta porta pacchi in tutte le case, infaticabile, puntuale e sorridente.

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E nemmeno crede al buon Angelo Custode, che senza troppo sforzo appare al momento giusto e assiste a domicilio le persone in difficolta’ rimaste sole: malati, anziani, disabili, poveri.

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Figlio di operai, Ken Loach da piu’ di cinquant’anni fa film straordinariamente empatici sul mondo del lavoro, tenendo in gran conto l’etica e la dignita’ di ogni tipo di lavoratore. I suoi film, messi insieme, compongono una grande storia sociale che denuncia, indigna e commuove senza piagnistei. Ma di babbi natale e angeli custodi non si e’ mai occupato: non ci crede, oppure gli sembra appartengano ad una categoria privilegiata che non ha proprio bisogno di lui. Posto fisso, straordinari riconosciuti, festivita’ retribuite eccetera… Santa Claus e serafini non temono il futuro, possono chiedere un mutuo, programmare weekend e vacanze coi familiari, e ogni giorno prima di cena trovano sempre un po’ di tempo libero. Stanno bene come stanno. Magari sono pure conservatori e votano Boris Johnson.

Il contrario della maggior parte dei fattorini e delle badanti normali, di persone come Ricky e Abby Turner, di Newcastle, Inghilterra. I protagonisti di questo film. Vittime di un sistema economico di prestazione dei servizi incontrollato, schiavi di fatto come ce ne sono in tutto il mondo, in ogni citta’ del pianeta in cui arrivi una multinazionale globale, Amazon, per esempio, che in nome del massimo profitto distrugga le economie locali. Uomini e donne che non lavorano per vivere: vivono per lavorare. Sono questi, i soggetti di Ken Loach. Coloro per cui vale la pena di girare all’eta’ di 83 anni un’altra storia, una nuova denuncia, seguente e complementare a quella di ‘Io, Daniel Blake’ – Palma d’oro a Cannes 2016.

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Ricky si mette dunque a fare il corriere, Abby e’ assistente domiciliare. Nessuno dei due puo’ permettersi di non lavorare: vogliono accantonare una somma sufficiente a chiedere un mutuo per l’acquisto di una casa. Questo bisogno fondamentale – una casa propria – e’ il loro sogno. Ma intanto in quella in affitto non ci stanno mai, se non per addormentarsi sfiniti, costretti come sono ad orari e ritmi frenetici. I due figli adolescenti devono cavarsela da soli. Dell’assenza del padre risente di piu’ Seb, il maggiore, che e’ a rischio, diserta la scuola e in famiglia si chiude alla comunicazione, nei pochi momenti comuni. A sedici anni non capisce perche’ deve rispettare le regole di una societa’ stressante, che costringe lui ai riti scolastici e i genitori a dannarsi per troppo tempo, senza alcuna sicurezza che tanti sacrifici abbiano esito positivo. Per mettersi alla prova e crescere gli basta sfidare la scuola, il padre, i poliziotti e graffitare le pareti della citta’ esercitando la sua vena artistica.

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Liza Jane, la sorellina undicenne, lotta piu’ degli altri contro lo sfaldamento della solidarieta’ familiare e sembra vedere piu’ acutamente il panorama domestico in decadenza. E’ lei a correre verso il padre, la madre, il fratello, cercando disperatamente di riunirli. E’ sorprendente come il regista e lo sceneggiatore Paul Laverty siano riusciti a far recitare con spontanea partecipazione emotiva questi due ragazzi, presi al volo dalle scuole di Newcastle.

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Ma Ricky e’ troppo assorbito dal suo obiettivo, dal ruolo autoimposto di padre di famiglia necessario e sufficiente a garantire ai suoi cari un futuro economico migliore, mentre col suo comportamento stakanovista paradossalmente nuoce piu’ di tutti alla famiglia stessa. Nessuno sembra riuscire a frenarlo, a farlo riflettere meglio. Orgoglioso e testardo, prosegue la corsa verso l’autodistruzione programmata da un sistema commerciale tanto piu’ tecnologicamente evoluto, rappresentato dal computer/lettore ottico portatile che porta con se’ e che regola ogni dettaglio della consegna delle merci, quanto piu’ disumano.

Sorry we missed you, ovvero Spiacenti per la tua assenza, e’ la formula usata nel biglietto che Ricky lascia nel caso di Destinatario assente, prima di riportare il pacco in deposito.

Sorry we missed you, ovvero Ci dispiace, ci manchi, vogliono far capire Abby, Seb e Liza Jane a Ricky.

Sorry we missed you, ovvero ‘Dolente se non ci stai, al nostro gioco, ma peggio per te’, dice Maloney, il capo del deposito di smistamento e distribuzione pacchi, fedele esecutore del lettore ottico, sbirro del nuovo padrone, la variabile indipendente a cui tutti devono obbedire e che rischia di avvelenare la convivenza umana: l’Algoritmo.

 


In sala dal 2 gennaio

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