Colazione da Tiffany (Usa/1961), di Blake Edwards

di Girolamo Di Noto

È sempre esistito un rapporto stretto, una relazione amorosa tra gli spettatori e le star del cinema. Chi guarda desidera, per un attimo si solleva, si distoglie dalla vita quotidiana, dal frastuono del mondo. Sogna, arriva in certi casi persino a plasmare la propria identità in relazione alle immagini che scorrono.

Una delle dive che, meglio di ogni altra, ha saputo incarnare l’eleganza, ‘la sola forma di bellezza che non svanisce mai’, e che ha riempito gli occhi e le fantasie di milioni di persone è stata senza dubbio Audrey Hepburn e il film che l’ha consacrata a diva di Hollywood è stato certamente Colazione da Tiffany di Blake Edwards.

La Hepburn aveva già raggiunto il successo come principessa in fuga a Roma e innamorata di un giornalista americano in Vacanze romane di Wilder; in Sabrina, figlia di un autista, innamorata senza speranze del padrone più giovane. Ma sarà in Colazione da Tiffany che l’attrice diventerà un mito: il suo essere vestita dal creatore di moda Givenchy le dona grazia ed eleganza, aggiunge al personaggio una raffinatezza tale da trasformarla in una icona a tutti gli effetti. La scena iniziale del film di Edwards è assai eloquente: alba, New York, un taxi giallo si ferma sulla Fifth Avenue, facendo scendere una ragazza che, tenendo in mano un sacchetto contenente un croissant ed un bicchiere di caffè, si avvicina alla vetrina della gioielleria Tiffany. Holly Golightly inizia così la sua colazione. Indossa un elegante tubino di raso nero senza maniche, un diadema tra i capelli, occhiali da sole.

Attorno a questa figura magra e snella c’è stile, leggiadria e seduzione. Nel saggio I divi, Edgar Morin sostiene che “il maquillage del cinema non contrappone un volto sacro al volto profano della quotidianità; bensì eleva la bellezza quotidiana ad un livello di bellezza superiore, radiosa, inalterabile”. Nella Hepburn bellezza naturale e bellezza artificiale si fondono in una sintesi unica. Grazie al suo carisma è riuscita a saper coniugare straordinario e ordinario, ideale e quotidiano. Le donne hanno sempre cercato in lei ispirazione per abiti e cappelli di nuova foggia. Gli uomini hanno amato la sua adorabile follia, il suo fascino magnetico.

Holly è una ragazza texana dalla turbolenta vita sentimentale. Allegra, vivace, ma nello stesso tempo malinconica, ha un carattere mal disposto ad appartenere a qualcuno. Cerca un posto nel mondo- sulla targhetta della porta di casa c’è scritto Holly Golightly in transito- , ha timore di concedersi agli altri, non vuole legami né gabbie. Anima randagia e senza meta cerca l’uomo ricco che la riscatti dalle sue origini. Definisce gli uomini che di solito frequenta “vermi” fino a quando un giorno non incontra Paul, suo nuovo vicino di casa, giovane scrittore newyorchese, promettente ma in crisi creativa, mantenuto da una ricca donna sposata. Tra Holly e Paul nasce un rapporto di amicizia e pian piano diventeranno sempre più confidenti: riuscirà Paul a convincere uno spirito libero e selvaggio ad innamorarsi di lui?

Tratto da un romanzo di Truman Capote, che in realtà scrisse il personaggio di Holly pensando a Marilyn Monroe, il film continua ancora oggi ad incantare per il fascino irresistibile della protagonista, per la sua stravaganza e selvatichezza. Beve latte da calici di cristallo, mette profumi e rossetto nella cassetta della posta, disdegna i nomi: chiama gatto il suo gatto, neanche il suo è il vero nome, chiama Paul con il nome del suo amato fratello Fred. È vivace, organizza feste, ma nello stesso tempo si sente un’intrusa, un’estranea tra gli estranei. Il contesto festaiolo presente nel film sembra quasi presagire quello futuro di Hollywood Party, capolavoro che Edwards realizzerà alcuni anni più tardi. Il panorama che si staglia, come in Hollywood Party, è quello di un mondo vanesio e superficiale, dedito solo all’ apparenza. Attraverso lo sguardo della Hepburn osserviamo un mondo meschino e imbalsamato. Non c’è ancora Peter Sellers che, con il suo essere pasticcione, porterà una vera e propria carica di vita nel mondo hollywoodiano, ma la Hepburn non è da meno a dare l’idea di come sia terribilmente difficile trovare una propria dimensione tra gli altri. L’unico luogo ” in cui non può accadere nulla di brutto” è Tiffany, luogo in cui poter rivendicare il desiderio di vivere la propria vita, di vivere i propri sogni. Restano indimenticabili in questo film il bacio finale sotto la pioggia, la scena ormai cult in cui la Hepburn canta Moon River seduta sul davanzale della finestra e mentre gira per New York con gli abiti di Givenchy.

Mai come in questo film, gli oggetti accedono allo statuto di personaggio. Si pensi, ad esempio, al divano ottenuto da una vasca da bagno tagliata in due che compare nell’appartamento di Holly o gli occhiali che nel tempo hanno stabilito una relazione indissolubile tra l’immagine del prodotto e quello della diva a tal punto che oggi il modello d’occhiali Ray-Ban modello Wayfarer indossati dalla Hepburn si chiamano Tiffany.

Un classico intramontabile, indispensabile per chi non ha ancora perso il vizio di sognare.

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