Casotto, di Sergio Citti (1977)

di Girolamo Di Noto

Una spiaggia, il mare, un vento assai noioso che impedisce ai fiammiferi di restare accesi. Un vagabondo (Ninetto Davoli) si aggira in cerca di un posto meno ventoso dove poter accendere una sigaretta. Trova un casotto dello stabilimento balneare e in quel luogo ancora deserto inizia la storia. Sergio Citti racconta, senza una sbavatura, uno spaccato, tutt’altro che roseo, di un’umanità alla deriva, affamata di soldi e di sesso, e quasi sempre frustrata.

La storia ruota attorno ad un casotto, cioè una grande cabina che la gente condivideva in spiaggia per cambiarsi: ognuno affittava un chiodo al quale appendere i propri panni. Nel casotto numero 19 si intrecciano varie storie. C’è la coppietta che non potendo consumare in casa sceglie quel posto come luogo d’incontro. Ci sono due nonni (Paolo Stoppa e Flora Mastroianni) che cercano di trovare un fidanzato per la giovane nipotina incinta Teresina (Jodie Foster), due sorelle (Mariangela e Anna Melato) che cercano di conquistare un austero burocrate( Ugo Tognazzi), ci sono due poveracci, Gigi (Gigi Proietti) e Nando (Franco Citti ) che fanno di tutto per ” lavorarsi” due ragazze appena conosciute, un prete molto strano cui la natura ha giocato un brutto scherzo.

Cantore della poetica pasoliniana, Sergio Citti rappresenta con un umorismo ruspante e uno sguardo “brutto, sporco e cattivo” un mondo sofferente, ingenuo, avido e puzzolente ed è straordinario nell’offrire un divertente e dissacrante visione di uno spaccato d’umanità non proprio bello a vedersi. L’idea di girare Casotto venne a Citti quando una sera vide in tv il film di Emmer Una domenica d’agosto ambientato sulla spiaggia di Ostia. “Ho visto due protagonisti in primissimo piano davanti alla macchina da presa che facevano di tutto per dire delle bugie, delle cose senza senso, mentre dietro c’era gente che andava nelle cabine e dopo un po’ usciva. Ecco quello che è entrato in quella cabina: che starà a fare? M’ha incuriosito la cosa e ho voluto fare una storia su quelli che non fanno niente “.

Tutte le paranoie, i vizi, i luoghi comuni vengono messi in mostra nel casotto, l’umanità viene messa a nudo non solo in senso letterale ma anche metaforico. I personaggi si spogliano ma vengono anche spogliati, denudati delle loro maschinerie. Citti è straordinario nel raccontare l’essere umano in uno spazio ristretto e con un budget irrisorio, ma grazie ad un cast fitto di nomi noti, riesce a fotografare con umorismo cattivo, impietoso un mondo marginale, affollato di persone ossessionate dal sesso, dal denaro e dalla fame, corpi che vivono il tormento del bisogno e nello stesso tempo il generarsi dell’insoddisfazione. I personaggi che entrano nel casotto cercano di risolvere i propri problemi e di raggiungere i propri scopi ma restano quasi sempre a bocca asciutta.

Si parla di sesso ma nessuno riesce a farlo: i nonni che vorrebbero far accoppiare la nipotina incinta prima che il pancione si possa notare trovano come ostacolo un bamboccio imbambolato (Michele Placido) che non conosce il sesso e che forse ha gusti un po’ diversi, Carlo (Carlo Croccolo) cerca disperatamente il momento opportuno per “trafiggere con la sua spada” la fidanzatina non giovanissima, ma su tutti spicca la coppia di “morti de fame “, Nando e Gigi, due coatti che tentano di rimorchiare, ma sono troppo miserabili per raccattare due sottoproletarie. Memorabile è la scena quando Proietti e Citti si stanno spogliando ma notano di avere i piedi sporchi. “A Gi’, anvedi che piedi zozzi che c’hai!”. ” Te credo che so neri, nun ce stamo mai fermi!”. Per non fare brutta figura studiano un piano per non essere scoperti dalle ragazze, ma un imprevisto (una solenne capocciata) non darà corso alle loro passioni.

Casotto è il palcoscenico sul quale l’umana commedia si mette a nudo, è la descrizione di un mondo scomparso che parte dal cocomero messo fresco sotto la sabbia bagnata fino alle fettine panate con cannelloni e patatine. Il personaggio di Paolo Stoppa è capostipite di una famiglia di fagottari, quelli che si portavano da mangiare da casa e pranzavano nelle osterie dove c’era il cartello: “ACCETTANZI CIBBI PROPI”. La scena delle fettine venne ripetuta decine di volte, perché al primo ciak Stoppa sbagliò la battuta e, anziché dire, ” Bevi questo, è di Olevano” passando il fiasco di vino, si sbagliò e disse: “Fuma questo, è di Ariccia”. A ogni ciak Proietti e Citti scoppiavano a ridere, tanto che, come racconta lo stesso Proietti nel suo libro “Tutto sommato”, “nel montato definitivo del film si può ancora intravedere noi due, vestiti con delle mutandacce, che cerchiamo in tutti i modi di non sghignazzare e muoviamo le spalle per trattenere le convulsioni. Rifacemmo la scena non so quante volte e dovetti mangiare chili e chili di fettine panate”.

Casotto è anche comicità erotica, in cui si parlava chiaro, senza troppe allusioni. Cult è la scena in cui Stoppa riprende il fesso Placido quando nota che un testicolo è uscito fuori dal costume: “Ma ndo ‘cazzo vai? Ma nun lo vedi che c’hai ‘na palla de’ fori?”.

Casotto è anche fuga dalla realtà come il sogno di Proietti in cui vaga in mezzo alle pecore e in un tripudio campestre incontra la bella Catherine Deneuve. Dopo il sogno, si sveglierà più povero che prima. Sergio Citti con il suo spirito acre e beffardo diverte, disturba, stupisce e le storie che si intrecciano in questo casotto che è la vita riflettono le tante sfaccettature che l’essere umano possiede.

Straordinario il cast, tra cui spiccano oltre al grandioso Stoppa e alla piccola Jodie Foster, fresca di successo un anno prima con Taxi driver, anche il compianto Gigi Proietti, scomparso da pochi giorni, simbolo della romanità “de ‘na vorta”, sempre istrionico, allegro, intento a mirarsi i piedi neri per il troppo camminare, a giocare con le dita tra lazzo e osceno con la Foster, immerso nel sogno della Deneuve. Citti offrirà a Proietti un cinema e un mondo pasoliniani ancora puri dove potersi muovere e l’attore lo percorrerà con eleganza e umiltà dando vita con la sua simpatia contagiosa, con il suo scanzonato disincanto ad uno dei personaggi più genuini del cinema italiano.

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