La tristezza ha il sonno leggero, di Marco Mario de Notaris (2021)

di Andrea Lilli –

Napoli, novembre 1989. Da due mesi il mite quarantenne Erri Gargiulo (Marco Mario de Notaris) vive in esilio, cacciato brutalmente di casa da Matilde. Lei voleva figli, non li ha avuti, dopo dieci anni si è stufata, ora si è messa con ‘Pallemosce’ Ghezzi. Erri è in esilio a Via San Biagio dei Librai, in pieno centro storico, in un appartamento che l’allegra sorellastra minore Flor ha trasformato in porto di mare, una sala da sballo aperta a tutti da sera a mattina.

Flor (Serena Rossi) ed Erri (Marco Mario de Notaris)

A proposito, il titolo del film è di Giacomo Leopardi, che nelle magie di Napoli cercò cura e sollievo durante gli ultimi anni di vita: Se sei felice non gridarlo troppo, la tristezza ha il sonno leggero, consiglia/minaccia il poeta di Recanati. Erri in quel casino invece non riesce nemmeno ad addormentarsi, sicché la sua cronica acidità di stomaco va peggiorando. Comincia ad essere felice solo quando vede gli amici babbioni di Flor andarsene via d’improvviso, a Berlino, città in odore di cambiamenti epocali, e di canne e birre a buon mercato. Arriva infatti il fatidico 9 novembre: cade il Muro, crolla il simbolo della Guerra fredda, la crisi del comunismo europeo filosovietico tocca il fondo. Erri avverte l’urgenza di volerne toccare altri, da parte sua. Il film si svolge tutto in quella serata storica, ricca di tensioni, fertile di rivolgimenti, incontri, scontri, ri-unioni.

Arianna (Eugenia Costantini)

Il nostro antieroe è tesissimo, sta per venire a trovarlo un’ignota prostituta, è la prima volta che ricorre a una squillo a domicilio (la cosa è reciproca: prima volta anche per la tipa), ma non sa che la sera stessa sua madre Renata (Stefania Sandrelli) ha organizzato proprio lì una riunione familiare per fare un annuncio importante. E siccome la signora Renata è matriarca di una famiglia numerosa e complessa, Erri assiste con orrore gastrico all’invasione della casa appena ripulita. Gli piombano: due fratelli, due sorellastre, due padri, una madre, una cognata, un nipotino lattante, altri in cantiere. La squillo, ovviamente. E Matilde, la moglie fedifraga? Renata chiamerà pure lei. Una miscela esplosiva di undici elementi che manco il Napoli di Maradona. Che proprio in quegli anni conquistava i due scudetti.

Famiglia allargata Gargiulo-Ferrara. I cognomi sono dei padri, ma il baricentro è Renata. Cast tra The Jackal e Un posto al sole.

Una riunione tribale – più che familiare – per niente rilassante, attraversata senza sosta da colpi di scena e colpi sotto la cintura, alleanze e separazioni, amori e rancori. Una partita in cui ognuno scopre le carte dell’altro e da cui nessuno uscirà come era entrato; anche l’ascensore è imprevedibile. E tante sono le rivelazioni e le rese dei conti, gli idilli e i duelli, che Donna Renata non vorrà più spiegare perché ha voluto radunare ad un tavolo i diversi pezzi della sua vita. Commedia teatrale – più che cinematografica – leggera, piacevole, giocata tutta all’interno di un palazzo-palcoscenico, è la prima prova da regista di Marco Mario de Notaris, girata e montata con molta cautela, senza scivoloni né impennate, elettrocardiogramma nella norma con alcune aritmie nei dialoghi, cui l’esperienza di Stefania Sandrelli non riesce a rimediare.

Renata (Stefania Sandrelli) e Mario, il secondo marito (Marzio Honorato)

De Notaris parte dal romanzo omonimo di Lorenzo Marone per attingere, rinnovandolo, al miglior repertorio di scuola partenopea: troviamo così echi di Eduardo De Filippo e di Massimo Troisi, seppure affogati in un linguaggio che napoletano non è, e diluiti con standard d’epoca che aggiungono poco o nulla alla storia (il democristianismo di Renata contrapposto al comunismo del primo marito, Raffaele; il fricchettonismo di Flor) di una benestante famiglia allargata. Gli accenni alla situazione politica del 1989 sono superflui, e comunque incomprensibili a chi non li abbia vissuti: quell’anno fu cruciale per l’identità comunista europea e in particolare italiana (incarnata da Raffaele Gargiulo), iniziava la crisi profonda del PCI, ma de Notaris avrebbe potuto evitare anche quei pochi e criptici accenni: bastava una nota in calce, tipo “Gli interessati alla svolta della Bolognina si rivedano Palombella rossa (1989) e La cosa (1990) di Nanni Moretti”. Invece molto più efficace, a rendere lo spirito del tempo, l’immagine di uno dei primi – pesantissimi – telefoni cellulari.

Giovanni (Ciro Priello) e un dinosaurophone

Ma queste sono quisquilie, decorazioni che non compromettono il quadro di un film assai gradevole. La tristezza ha il sonno leggero è divertente, gustoso come un buon caffè, e se il pubblico più esigente potrebbe giudicarlo un discreto similTroisi, o una variazione in salsa partenopea di uno dei capitoli de La famiglia (Scola, 1987), noi gente normale sappiamo che non si vive di soli capolavori. Del resto inimitabili, come l’eccellente espresso napoletano che potete trovare solo in un celebre bar, a… Via San Biagio dei Librai.


Valerio (Roberto Caccioppoli)

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