Late for the sky in Taxi Driver, di Martin Scorsese (1976)

di Bruno Ciccaglione

Taxi driver è un film di culto per molte ragioni, perché è un film bellissimo. Ma per i cinefili appassionati di musica questo film di Scorsese ha un valore speciale, perché contiene l’ultima colonna sonora composta da Bernhard Hermann, il gigante che aveva legato il suo nome ai più grandi film di Hitchcock, Welles, Truffaut, De Palma. Herrmann scriverà per questo film una partitura memorabile e poi morirà poco prima dell’uscita in sala del film. Eppure per una delle scene più cariche di significato del film, Scorsese anziché utilizzare le musiche originali di Herrmann, sceglie Late for the sky, la canzone che dava il titolo all’album capolavoro di Jackson Browne, uscito nel 1974.

Jackson Browne in uno scatto del 1974

La scena è celeberrima e parte dal primo piano di Travis/De Niro che guarda in macchina e punta la sua 44 Magnum direttamente verso l’obiettivo (questo sguardo in macchina da un cinefilo come Scorsese fa probabilmente riferimento alla Nouvelle Vague ed alla rottura della convenzione filmica che Godard e compagni avevano introdotto). Travis sta guardando, pistola alla mano, un programma televisivo in cui delle coppie di giovani ballano un lento sulle note della canzone. Ma per comprendere a pieno la scena dobbiamo ricordare la sequenza precedente. Travis è appena passato dalla fantasia ossessiva dell’armarsi all’azione: infatti ha appena sparato ad un uomo, un rapinatore in cui si è imbattuto casualmente in un negozio mentre faceva la spesa. Qui siamo in qualche modo ad una prima elaborazione, da parte di Travis, di questo passaggio all’atto di uccidere, anche se non è certo che la sua vittima sia effettivamente morta. Ma lui non ha esitato e da qui comincia una nuova fase del film, quella in cui finalmente più dimostrare di “essere qualcuno”, non importa come.

Lo sguardo in macchina di Trevis/De Niro, sulle note dell’assolo di chitarra di David Lindley che apre la scena

La scelta della canzone Late for the sky potrebbe apparire stravagante. La canzone infatti affronta un tema molto personale e sentimentale, essendo il racconto di un divorzio. Tanto più che Scorsese, come il suo personaggio Travis, è per molti aspetti un tipico newyorchese che racconta la frenesia nevrotica e urbana della Grande mela, mentre Jackson Browne è una delle figure di spicco della West Coast con le sue atmosfere soleggianti, i suoi ritmi cool e rilassati e i suoi testi privi del testosterone di uno Springsteen (che invece pare abbia ispirato molto De Niro nella costruzione del suo personaggio, che da un suo spettacolo aveva ripreso la leggendaria scena davanti allo specchio di “Hei, dici a me?”).

Ecco la scena completa di Late for the sky

In realtà, però, la scelta di Scorsese è molto più sottile. Intanto la scena, piuttosto lunga (un minuto e 40 secondi circa), usa la musica in un modo ambivalente: da un lato sembra suggerire un realismo della rappresentazione, si tratta di una canzone che proviene dalla televisione accesa, nello studio televisivo si balla e Travis guarda il programma mentre gioca con la sua arma. Ma allo stesso tempo questo uso realistico della musica è completamente tradito sia dalla percezione che abbiamo di essere completamente avvolti dalla musica, sia dal fatto che nel controcampo su Travis/De Niro vediamo distintamente un ventilatore girevole in azione, da cui non percepiamo alcun suono. Tutti i suoni realistici della scena sono eliminati dal missaggio: Scorsese vuole proprio che anche noi, come Travis, ci concentriamo innanzitutto sulla canzone. In questo senso, in un’epoca che precede quella che sarà dominata dai videoclip musicali, Scorsese sceglie una messa in scena, non certo realistica, che dal punto di vista formale sarà di ispirazione per molti video degli anni ’80.

Inoltre Scorsese sceglie la parte topica del brano, il secondo ritornello ed il suo finale poetico che contiene la frase chiave e che segna la fine delle illusioni (“late for the sky”, in ritardo per il cielo, appunto). In questo modo viene meno tutta la prima parte della canzone, che racconta la crisi del rapporto di coppia, i tentativi (inutili) di “aggiustare” il rapporto (“I don’t know what you loved in me: maybe the picture of somebody you would hope that I might be” – Non so che cosa tu amassi in me: forse l’immagine di qualcuno che avresti sperato io potessi essere). Per inciso questa è la parte del brano in genere più valorizzata: Nick Hornby nel celebre 31 Canzoni dedica alla canzone uno dei capitoli e sottolinea proprio come Late for the sky, parlando di un divorzio, permetta al rock di superare la dimensione di musica per teenager, segnandone il passaggio all’età adulta.

Late For The Sky | CD (Re-Release) von Jackson Browne
La copertina dell’album Late for the sky

Scorsese invece si concentra sulla parte finale della canzone, caricandola così di un significato diverso. Mentre in Travis/De Niro matura confusamente l’idea di una qualche affermazione di sé, di un superamento dello squallore di cui è fatta la sua vita, l’assolo di chitarra elettrica di David Lindley ci fa planare dolcemente, con uno zoom che va verso lo schermo televisivo, verso il secondo ritornello della canzone, che parla – non a caso – della fine delle ipocrisie, dell’accettazione della propria solitudine, della fine delle illusioni.

Awake again, I can’t pretend
And I know I’m alone and close to the end
Of the feeling we’ve known
Di nuovo sveglio, non posso fingere
E so di essere solo e vicino alla fine
Del sentimento che abbiamo conosciuto

Qui potrebbe sembrare ancora che si stia parlando di un amore finito (forse la breve storia di Travis con Betty, impegnata in un comitato elettorale). Ma il controcampo su Travis/De Niro e la sua faccia pensierosa con la pistola in mano, su cui Scorsese fa un altro zoom a stringere, ora è accompagnato dai versi:

How long have I been sleeping?
How long have I been drifting alone through the night?
Da quanto tempo sto dormendo?
Da quanto tempo vago da solo nella notte?
How long have I been sleeping?
How long have I been drifting alone through the night?

In questo momento Late for the sky parla direttamente di Travis e a Travis. Concentrato, determinato, carico come un’arma.

How long have I been running for that morning flight
Through the whispered promises and the changing light
Of the bed where we both lie
Late for the sky?
Da quanto tempo rincorro quel volo del mattino
Tra promesse sussurrate
E la mutevole luce del letto
Su cui entrambi stavamo sdraiati,
in ritardo per il Cielo?

Mentre Jackson Browne canta la frase che dà il titolo alla canzone, il montaggio stacca ancora sulla televisione, che forse rappresenta il mondo esterno, una specie di paradiso perduto o mancato e le note della coda del brano si dissolvono alla vista dei grattacieli di New York. È questo il senso più profondo non solo della canzone, ma dell’intero album Late for the sky che Jackson Browne aveva realizzato nel 1974. Un affresco sull’America degli anni ’70 post-Vietnam. Un album le cui canzoni sono così belle da poter trattare in modo alto e colto dei temi tabù nel mondo del pop e del rock (For a dancer è uno dei rari e splendidi esempi di una canzone sulla morte), o da dare voce con grande poeticità e senza fare comizi ad una sensibilità ambientalista che non era certo facile da affermare in piena escalation nucleare (Before the deluge). Un’America in cui il sogno americano è ormai completamente tradito e perduto.

E qui si capisce ancora di più l’abilità di Scorsese, il quale proprio mentre privando il brano della sua dimensione più intima e personale sembra tradirlo (il divorzio di cui racconta Browne qui non c’è per niente), in realtà grazie ai nuovi significati che gli attribuisce con la scena, svela e celebra il senso più forte di uno degli album più belli del rock americano degli anni ’70. A questo punto Travis è pronto a uscire, determinato a diventare, sarà il caso a determinarlo, forse un attentatore politico, forse un eroe salvatore di prostitute bambine. In ogni caso, una bomba pronta a esplodere, un perfetto prodotto Made in USA.

Le ultime note di Late for the sky sfumano sui grattacieli di New York

Una risposta a "Late for the sky in Taxi Driver, di Martin Scorsese (1976)"

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  1. Un gran film,forse uno dei piu’ belli che abbia mai visto. Travis,con la sua onesta’ tocca un po’ l’anima di tutti noi. Non ho mai fatto tanto caso alle musiche,di cui parla Bruno nell’articolo. Lo riguardero’ con piu’ attenzione.
    Grazie per avermi dato l’opportunita’ di tornare sull’argomento!!

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