Determinismo e desiderio in Tess di R. Polanski

“Le chiese se le piacevano le fragole.

“Sì – rispose Tess – quando è la stagione”.

“Ce ne sono già di mature qui.”

D’Urberville […] scegliendone uno speciale della varietà British Queen, […] l’avvicinò alla sua bocca.

“No…no!”, esclamò Tess, rapidamente, facendosi schermo con le dita.

“Preferisco fare da me”.

“Sciocchezze!”, egli insistè.

Tess, in preda a una lieve angoscia, dischiuse le labbra e ingoiò il frutto.

(da ‘Tess dei D’Urbervilles’, T. Hardy)

Tess è un film del 1979 diretto da R. Polanski, tratto dal romanzo ‘Tess dei D’Urbervilles’ (1891) di T. Hardy e vincitore di tre premi Oscar.

Nell’arcadica, idillica e immaginaria regione del Wessex, in un’Inghilterra di fine ‘800, si muove un panorama umano operoso e laborioso, ma anche animato da antiche rivendicazioni, aspre recriminazioni e interessi personali. Tess vive in questo mondo in bilico tra bigotte convenzioni vittoriane, che vedono la donna come incrollabile nume tutelare della famiglia e quell’idea della ‘new woman’, unica protagonista e artefice della propria vita.

Purtroppo la società non è ancora pronta per Tess e forse non lo è nemmeno lei stessa che si farà strumento dell’operato crudele di un fato beffardo.

Ingravidata dall’uomo che avrebbe dovuto proteggerla, lasciata a vagare sola con l’ignominia della ‘caduta’, Tess proverà più volte a rialzarsi, ad amare e a rivendicare il proprio diritto a vivere ma verrà sempre ricacciata nel buco nero del proprio atroce destino.

L’atteggiamento ambiguo di Thomas Hardy nei confronti della sua eroina ha impegnato e impegna la critica di tutto il mondo sin dall’uscita del romanzo. Il film trova nell’interpretazione di Nastassja Kinski e nello sguardo poetico e tormentato di Polanski una chiave di lettura dolorosa e fedele del modello letterario.

La Tess di Polanski è agente del proprio desiderio e, al contempo, agita da quello stesso desiderio.

Il primo incontro con il suo seduttore Alec rimanda senza mezzi termini alle dinamiche di seduzione, violazione e piacere che formeranno lo scheletro su cui si costruirà il destino di Tess e la narrazione degli eventi a lei riferibili.

Tess non è mai completamente ‘innocente’ perché in lei è presente uno spiraglio per la legittimazione del proprio piacere. Tess considera Alec suo seduttore, perché in grado di attivare in lei dinamiche di approccio relazionale primitive e non lecite e per questo ne avverte il pericolo. Ciononostante viene attratta da lui e, sensualmente, provoca in modo ( in)consapevole le sue reazioni.

La fotografia meravigliosa e le inquadrature di Polanski fanno del film una galleria di dipinti che esaltano nell’oro e nella luce patinata la graduale presa di coscienza da parte di Tess del suo essere donna. Nella giovane in meravigliosi abiti di mussola, dalla bellezza prorompente e irresistibile, proprio perché apparentemente non ‘agita’, ci sono i germi di una nuova idea della donna come creatura autonoma e indipendente, capace di sopportare fardelli e soprusi indicibili ma capace, altresì, di rivendicare le proprie esperienze sessuali, anche fallimentari, non come ‘caduta’.

E proprio quando avrebbe l’occasione di redimersi e reinserirsi in un modello di ‘decency’ vittoriana, Polanski nega alla sua protagonista il lieto fine, in un estremo tentativo di difendere l’innocenza della natura non mediata di Tess, rispetto al fasullo ‘chiarore angelico’ delle sovrastrutture religiose, economiche e sociali del mondo che la circonda.

Tess è una donna pura, perché le sue azioni sono legate all’ordine naturale di cui lei è parte (come una divinità pagana) e che segue secondo uno schema pre-razionale in cui non c’è maliziosa percezione del peccato.

Eppure, in un mondo deterministicamente concepito, ognuno va incontro al proprio destino.

Nonostante la ‘purezza’. Nonostante la bellezza.

E non è un caso che Polanski abbia deciso di cimentarsi nella trasposizione cinematografica proprio di questo bellissimo romanzo di T. Hardy. Egli, infatti, dedica il film alla memoria della moglie Sharon Tate, scomparsa qualche anno prima nella strage ad opera della Manson family. Qualche tempo prima di morire, Sharon aveva donato il romanzo di T. Hardy al marito e aveva espresso il desiderio di poter interpretare Tess. Purtroppo la Tate era destinata a una fine assurda, beffardamente ‘necessaria’ secondo l’ordine deterministico delle cose.

2 pensieri su “Determinismo e desiderio in Tess di R. Polanski

  1. I quadri d’ambiente di Thomas Hardy, scrittore inglese del periodo vittoriano, nel suo libro “Tess dei d’Urbervilles”, sono di una precisione quasi pittorica e il suo stile di scrittura, altamente godibile, è stato definito “cinematografico”. Leggendo Tess dei d’Urbervilles si ha infatti la sensazione di trovarsi di fronte a uno schermo che proietta riga dopo riga le riprese di una telecamera che spazia sull’ambiente e poi stringe su una situazione. Difficile distogliere lo sguardo.
    Nel 1979 Roman Polanski realizza Tess, rendendo così vive le immagini descritte da Thomas Hardy nel suo romanzo Tess dei d’Urbervilles. Su grande schermo viene rievocata non solo tutta la forza del mito che si respira tra le pagine, ma anche il fato che danza silenzioso tra superstizioni e coincidenze, mentre gli antichi timori sono degli echi amplificati dai segnali della natura. Ogni frammento diventa archetipo e precipita in un Wessex senza tempo né spazio, in cui gli uomini hanno abbandonato i vecchi dei in favore di una società vittoriana che ergerà la giovane protagonista, colpevole di voler vivere secondo i propri sentimenti, a vittima sacrificale.

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