‘Tacchi a spillo’: tutto sul Pedro che verrà

di Laura Pozzi

Vissuto all’ombra di giganti quali ‘Tutto su mia madre’, ‘Parla con lei’ e ‘Volver’, Tacchi a spillo pellicola realizzata nel 1991 rappresenta una tappa cruciale nella stravagante filmografia di Pedro Almódovar. Dopo il successo mondiale di ‘Donne sull’orlo di una crisi di nervi’ e gli amorevoli eccessi di ‘Lėgami!’, con questo film il regista spagnolo

fa quadrato su uno dei temi portanti del suo cinema: la ricerca della madre perduta o più precisamente la madre ritrovata.

Becky del Páramo, famosa cantante pop, torna a Madrid dopo quindici anni. Ad attenderla sua figlia Rebeca giovane donna irrisolta, vittima di un atavico complesso d’inferiorità nei confronti della madre. Attraverso due dolenti flashback da lei stessa rievocati durante l’attesa in aereoporto, il film evidenzia la materia o meglio il genere su cui il regista andrà a sperimentare: il melodramma.

Ma trattandosi di Almódovar sarebbe più opportuno parlare di ‘almododrama’, viste le tante “violazioni” presenti, (l’umorismo involontario di alcune battute per stemperare la tensione ed evitare il patetismo sempre in agguato, o alcune incursioni nel musical anni ’70) o addirittura di almododrama a tinte gialle recitato alla perfezione da un terzetto di attori (Victoria Abril, Marisa Paredes e Miguel Bosé) che per tutta la durata della storia non fa altro che mentire, annullando qualsiasi manicheismo tra buoni o cattivi e colpevoli o innocenti.

Fin dai graffianti titoli di testa -resi indelebili dalle note ammaliatrici di Miles Davis- si respira un climax di oscura predestinazione culminante nell’omicidio di Manuel, marito di Rebeca ed ex amante di Becky. Le indagini vengono affidate a un giudice dalle molteplici identità, quel Domíngues che ama travestirsi da Femme Letal, per esibirsi in pubblico e riproporre il repertorio della famosa star. E sarà proprio in occasione della sua ultima esibizione al Villa Rosa che Rebeca consumerà con lui un “necessario” e fecondo adulterio.

L’intreccio, almeno sulla carta, appare illogico e poco credibile, ma il regista spagnolo (che all’epoca non ha ancora raggiunto la maturità delle opere successive), crede nell’azzardo e nel sovvertimento delle regole come pochi riuscendo a creare uno spericolato, ma efficacissimo mélange tra cinema e telenovela, un sottoprodotto culturale molto in voga negli anni novanta. Ma il provocatorio Pedro non dimentica che sempre di cinema stiamo parlando e per non venir meno alla sua smisurata passione (i riferimenti in questo film sono innumerevoli da ‘Lo specchio della vita’, a ‘Femmina folle’ fino a ‘Mammina cara’) risolve uno dei momenti più trepidanti del film attraverso una struggente rievocazione di ‘Sinfonia d’autunno’ di Ingmar Bergman. E già questo insieme alla prima apparizione di Letal sulle note de Un año de amor interpretata da Luz Casal dovrebbe collocarlo tra i suoi film più riusciti, ma anche tra i più (inspiegabilmente) sottovalutati. Un’opera seminale, magnificamente ossessiva, satura di tutto il miglior Pedro che verrà. Considerato a ragione, ma un po’ limitatamente, la prova generale di ‘Tutto su mia madre’, viste le analogie più o meno evidenti, ‘Tacchi a spillo’ ha l’ardire in tempi non sospetti di cullare nei suoi depistaggi narrativi e nelle fiammeggianti soluzioni cromatiche le migliori intuizioni di un autore in continuo divenire. Il rosso sfrontatamente esibito in quasi tutte le inquadrature diventa elemento narrativo imprescindibile racchiudendo un simbolismo tutt’altro che scontato: amour fou (quello disperato e non ricambiato di Rebeca per sua madre), trasgressione (il rapporto sessuale e simbolicamente incestuoso con il famelico Letal) e sangue (l’omicidio di Manuel).

Al centro di tutto, lei Rebeca, la sola a non aver saputo calcare un palco e a conquistare un pubblico pronto ad applaudirla. Ma anche colei capace di rubare la scena e far decollare l’audience attraverso una confessione televisiva diventata vero e proprio momento cult. La modernità e il saper vedere oltre di una mente geniale come quella di Almodóvar risiede proprio nel suo essere sarcasticamente profetico: siamo nel 1991 un’ epoca ancora lontana da social, reality, talent eppure la passiva/aggressiva Rebeca ha già capito in quale direzione va il mondo e probabilmente sarà proprio questo ad assolverla. Salvo poi rifuggiarsi nei ricordi e perdersi nel dolce rumore dei tacones lejanos (tacchi lontani, questo il titolo originale) di Becky. “Da piccola quando vivevamo insieme non riuscivo ad addormentarmi finché non sentivo il rumore dei tuoi tacchi, in lontananza…”. Questo l’appassionato addio tra Becky e Rebeca, totalmente ignare della seconda e più fortunata occasione che si presenterà loro circa quindici anni dopo. Perché come insegna Pedro, l’importante è Volver (tornare).

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