Pallottole in libertà’ (En liberté, Francia 2018), di Pierre Salvadori

di Andrea Lilli

C’era una volta un bimbo, seduto sul sofa’, che disse alla sua mamma “raccontami una storia”, e la mamma incomincio’: c’era una volta la mamma di Théo, disteso nel suo letto, che disse… 

Yvonne e’ poliziotta, vedova di Jean, un altro poliziotto, celebrato come eroe caduto in una delle tante battaglie contro i malvagi criminali. Tutte le sere Yvonne racconta le straordinarie avventure del mitico defunto per far addormentare il piccolo Théo, improvvisando ogni volta una trama diversa, a tinte sempre piu’ forti. E mentre il figlio dorme, la fiaba della buonanotte prende forma nella versione thriller-comico-sentimental-burlesque destinata a noi spettatori, magari piu’ adulti di Théo ma non per questo immuni dai pop-corn caramellati e dalle bibite gasate zuccherate, volevo dire da film ‘fumettoni’ come questo. 

Cosi’, con noi, Yvonne sapra’ che Jean non fu affatto quel supereroe da far adorare al figlio, e nemmeno un marito esemplare. Scoperta la verita’, la poliziotta si libera dai freni del lutto; la rabbia del tradimento morale, la consapevolezza di essere stata raggirata dall’uomo che amava, la spingono a passare all’azione. Diventa una furia vendicatrice, ma volendo nascondere agli altri le sue intenzioni innesca una serie di equivoci grotteschi, talvolta pruriginosi. La bella poliziotta cade subito preda di un gigantesco e nefasto senso di colpa verso Antoine, vittima innocente di Jean, i cui giochi sporchi lo avevano fatto rinchiudere e impazzire in galera.

Ovviamente, a fianco dell’inconsolata vedova spunta un timido pretendente, Louis, altro poliziotto, che finalmente si dichiara, o almeno ci prova, fra inseguimenti risse tentati suicidi sparatorie e incendi provocati da quelle due mine vaganti per la Costa Azzurra che sono diventati Yvonne ed Antoine. Altro scontato personaggio, speculare a Louis, e’ la moglie di Antoine, Agnès, che devota e paziente non riesce a frenare gli eccessi del compagno ormai privo di senno.

La vicenda spara tutte le cartucce disponibili nel consueto armamentario di questo genere narrativo: la colpa, il rimorso, la vergogna, il rancore, la vendetta, l’intreccio amoroso duplice o triplice, gli equivoci generati dalle bugie, i travestimenti, la trasgressione liberatoria, la follia moderata, gli sconquassi senza morti, i ritorni all’ovile, le risate a quattro ganasce. Tante gag pirotecniche infarciscono la marmellata, troppe, visto che molte si inceppano in situazioni esasperate da coincidenze improbabili.

La sceneggiatura ipercalorica non mette a proprio agio nemmeno gli attori, che sembrano buttati là nella mischia e non entusiasmano, abbandonati ai capricci dell’intreccio frenetico, appiccicoso e dolciastro.

Adèle Haenel ha poco della poliziotta iperattiva e ancor meno della vedova isterica, mentre lo pseudostralunato Pio Marmaï diverte piu’ che altro per l’involontaria(?) imitazione tarocca del giovane Jack Nicholson. Un ruolo meno difficile, come quello di Louis, viene interpretato distrattamente da… ops, ho dimenticato da chi. Invece, a convincere per lo stile superiore e’ Audrey Tautou, la penelope di Antoine. Non a caso, e’ lei a dire l’unica frase memorabile: “Ora che sei finalmente libero, che altro vuoi fare con tutta questa liberta’, se non restare con me?”. Cito la frase a memoria. Forse non era proprio quella, ma l’originale non e’ distante e il senso potrebbe essere: ci sarebbero tante altre versioni da raccontare en liberté, tanti altri film possibili, ma chi si contenta gode, e buonanotte.

Selezionato per la sezione Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes del 2018

In sala dal 30 maggio

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