“Takara – La notte che ho nuotato”, nel silenzio della neve che cade

 di Valentina Longo

Un viaggio che illumina gli occhi di un bambino intento a immergersi nella sua prima avventura solitaria. Può essere descritto così il cuore di “Takara – La notte che ho nuotato”, di Damien Manivel e Kohei Igarashi. Un film (trailer) che mette una pace inaspettata, forse per il candore della neve in cui è immersa Aomori, la città più nevosa del Giappone, luogo delle riprese.

Oppure dovuta alla sincerità nello sguardo di Takara, il piccolo protagonista, che a soli 6 anni ha il coraggio di scegliere ciò che per lui è più importante. Ogni notte si sveglia sentendo suo padre uscire da casa per andare al Mercato, dove ha un banco di pesce, e ogni giorno, al suo rientro da scuola, suo padre sta dormendo. Decide perciò di intraprendere questa esplorazione del suo “piccolo mondo, ignaro sia di cosa troverà sul suo cammino sia di quanto impiegherà ad arrivare a destinazione. Determinato, però, a portare a termine la sua missione: consegnare al padre il disegno che quella notte ha fatto per lui.

Nel silenzio di una città immobile, Takara acquisisce sempre più conoscenza, di sé e della realtà circostante. Nemmeno un lieve sottofondo musicale interviene a sporcare delle inquadrature simmetriche e pulite, come la migliore tradizione dei cineasti giapponesi richiede. Allo stesso tempo, la dolcezza del suo viso incontra la riflessione profonda di un topos che viene celebrato da sempre. L’eterea filosofia del grande cinema francese è impressa sulla pellicola e unita alla ricerca costante della perfezione tipica del cinema nipponico.

Si tratta di un esperimento assolutamente riuscito, che senza la necessità di ricorrere a grandi svolte nella trama riesce nel suo intento di invogliare la continuazione della visione.

Presentato alla 74° Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti e poi al Detour – Festival del Cinema del Viaggio e distribuito dalla Tycoon Distribution, “Takara – La notte che ho nuotato” uscirà oggi nelle sale.

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