Il figlio dell’altra, di Lorraine Lévy (Le fils de l’autre, FR 2012)

di Luca Iuorio

Le assurdità e le contraddizioni del conflitto arabo-israeliano e le loro conseguenze sulla gente comune sono state raccontate con dovizia di particolari da registi appartenenti all’uno o all’altro ordine. Qualche esempio: in Free Zone (2005) l’israeliano Amos Gitai ha rivelato l’esistenza di una zona franca ad est della Giordania, dove persone provenienti dai paesi limitrofi (Siria, Egitto, Iraq, Israele) si recano per vendere, comprare o trattare, entrando in contatto, confrontandosi al di là delle differenze e delle ideologie; Elia Suleiman (nato in Israele da famiglia araba) ha raccontato l’occupazione israeliana della Palestina con sfumature da commedia dell’assurdo ne Il tempo che ci rimane (2009); Eran Riklis (israeliano cresciuto in America) ha descritto la vita difficile degli abitanti delle zone di confine tra Israele e Siria (La sposa siriana, 2004) e tra Israele e Cisgiordania (Il giardino di limoni, 2008); il palestinese Hany Abu-Assad ha narrato le ultime quarantotto ore di due giovani che hanno deciso di diventare kamikaze per sostenere la causa della resistenza all’occupazione in Paradise Now (2005); per finire con il recente Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile (2018) del palestinese Muayad Alayan, resoconto di un adulterio inammissibile tra una donna israeliana e un uomo palestinese.

Da parte sua, la francese di origine ebraica Lorraine Lévy, autrice de Il figlio dell’altra (2012), parte da spunti di cronaca reali – le frequenti evacuazioni dei reparti maternità degli ospedali durante i bombardamenti della guerra del Golfo – per raccontare la storia di Joseph Silberg e Yacine Al Bezaaz.

Il primo è un ragazzo ebreo di padre israeliano e madre francese, il secondo è originario della Palestina e studia medicina a Parigi. Durante la visita per il servizio di leva nell’esercito israeliano, Joseph scopre di non essere il figlio biologico dei suoi genitori. Il padre di Joseph pensa inizialmente a un tradimento da parte della moglie, ma la realtà è ben diversa e viene a galla dopo un’accurata ricerca: ecco che si scopre che il giorno della nascita di Joseph l’ospedale di Haifa (Israele) era in pericolo per un probabile attacco aereo da parte dell’Iran. Nella fretta dello sfollamento, Joseph è stato scambiato per errore con Yacine. La rivelazione si abbatte come un macigno sulle due famiglie, costrette a interrogarsi sulle rispettive identità e sul senso dell’ostilità che continua a dividere i due popoli, e di conseguenza a mettere in discussione le proprie convinzioni.

img_9562.jpg

Le reazioni sono diverse: da una parte i padri che si lasciano sopraffare dalla scoperta della verità e tentano di eluderla, dall’altra le madri, tormentate, turbate ma complici, consapevoli di avere allevato due ragazzi che non possono non considerare come loro figli e al contempo disposte a conoscere e accettare quello che è il vero sangue del loro sangue. E poi i giovani, Joseph e Yacine, che iniziano a valutare le possibilità di un’esistenza diversa da quella che hanno vissuto fino a quel momento, senza odio e con la sola aspirazione di vivere da uomini liberi.

Lévy è brava a trasformare un materiale da mélo in un film inevitabilmente ma garbatamente politico. Il dramma familiare diventa dramma esistenziale e collettivo, si estende alla fede religiosa, alle amicizie, all’ideologia.

A fare brutta figura sono soprattutto gli uomini adulti, i padri, caratterizzati perfettamente come emblemi dello scontro tra le due comunità: Alon Silberg è un colonnello del ministero della Difesa israeliano; Said Al Bezaaz un acceso difensore dei diritti della Palestina. Tra loro sembra che non possa esistere alcun tipo di comunicazione.

Forse si ricrederanno, ma l’invito al dialogo e alla comprensione tra i popoli, e l’auspicio di un futuro di apertura e di speranza è affidato ai giovani e alle donne. Ed è soprattutto dalla parte del gentil sesso che la regista si schiera apertamente: «Il mio film dice che la donna rappresenta il futuro dell’uomo, e che quando le donne si alleano possono spingere gli uomini a essere migliori».


 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: