di Bruno Ciccaglione - Il romanzo di Remarque, riletto oggi dal punto di vista di quella parte della cultura tedesca che ha saputo fare i conti con la propria storia, è un film radicalmente contro la guerra e contro i nazionalismi.
Notte italiana, di Carlo Mazzacurati (Italia/1987)
di Girolamo Di Noto - Notte italiana ha come protagonista un avvocato padovano, Otello Morsiani (Marco Messeri) che viene mandato nel Polesine per una perizia. Resta incantato dagli orizzonti desolati della pianura, dalla tranquillità di quel lembo di provincia che sembra fermo agli anni Cinquanta.
Il bell’Antonio, di Mauro Bolognini (Italia/1960)
di Girolamo Di Noto Tra i tanti registi del nostro cinema che hanno attinto senza riserve alla letteratura, va ricordato senz'altro Mauro Bolognini. Colto e preparato, ingiustamente considerato un mediocre imitatore di Visconti, lavorò per Moravia, Pratolini, Pasolini, Svevo, ma il suo primo grande lavoro tratto da un'opera letteraria fu Il bell'Antonio, dal romanzo di... Continua a leggere →
The general (Come vinsi la guerra), di Buster Keaton e Clyde Bruckman (1926)
di Bruno Ciccaglione - Keaton costruisce i suoi film staccandosi nettamente dalla comicità delle “torte in faccia”, costruendo personaggi e storie in ambienti sempre diversi e gag che hanno strutture complesse, che si duplicano, si replicano e si rovesciano nel corso del racconto – dando ad esso così una maggiore unità. Tutte queste caratteristiche sono esaltate in The general (Come vinsi la guerra), che sarà un fiasco dal punto di vista commerciale, ma che oggi è acclamato come uno dei suoi capolavori.
Perché si uccide un magistrato, di Damiano Damiani (1974)
di Bruno Ciccaglione - Turbato dalla morte del procuratore di Palermo Scaglione, Damiani realizza Perché si uccide un magistrato, un melodramma morale con cui sembra esprimere la propria crisi e confusione.
Giungla d’asfalto, di John Huston (Usa/1950)
di Girolamo Di Noto - Giungla d'asfalto, uno dei migliori noir di John Huston, prototipo dei film di rapina che influenzerà molto cinema a venire tra cui il bellissimo e teso Rapina a mano armata di Stanley Kubrick, non è solo la storia di un colpo grosso organizzato in una gioielleria da una banda di scalmanati, ma è anche soprattutto un'amara parabola sull'avidità umana, una malinconica elegia dei perdenti.
Giulia, di Ciro De Caro (2021)
Erano anni che non vedevo un film italiano così ben realizzato: forse anche in virtù delle esigue risorse necessarie per la sua produzione, Giulia raggiunge l’essenza di un racconto in levare che vibra per tutta la sua durata con l’animo di chi lo guarda, annullando la distanza tra ciò che mostra e ciò che fa sentire.
Hana-bi, di Takeshi Kitano (Giappone/1997)
di Girolamo Di Noto - Hana-bi è un film di contrasti, lacerazioni, crudeltà e dolcezza, disperazione e sogno. Sin dal suo titolo originale, il film si dibatte tra due opposti: il fiore e il fuoco. Hana in giapponese vuol dire "fiore", ovvero la vita, mentre bi letteralmente è "fuoco", ovvero la morte. I due ideogrammi insieme significano "fuoco d'artificio".
The Last Waltz, di Martin Scorsese (USA, 1978)
di Bruno Ciccaglione - Nel filmare l’ultimo concerto di uno dei gruppi più importanti della storia del rock, The Band, Martin Scorsese, quasi al di là della volontà stessa dei musicisti protagonisti, ne coglie e ne esalta il valore simbolico di evento finale di un’epoca: è la fine dell’età dell’oro del rock, che coincide forse non a caso con la fine degli anni settanta.
Il silenzio sul mare, di Takeshi Kitano (Giappone/1991)
di Girolamo Di Noto - Il terzo film del regista giapponese non contiene violenza, si distacca dal filone yakuza che abbraccia le prime opere e anticipa, grazie ad uno stile semplice ed essenziale che rende sublimi anche le piccole azioni, i successivi capolavori come Sonatine, Hana-bi e L'estate di Kikujiro.