Paura della paura, di Rainer Werner Fassbinder (Rft/1975)

di Girolamo Di Noto In occasione dei 40 anni dalla prematura scomparsa, è giusto e alquanto doveroso rendere omaggio al più radicale e sradicato dei registi tedeschi: Fassbinder. Rispetto a Herzog o a Wenders, Fassbinder non sentì mai la vocazione al vagabondaggio e all'esilio. È stato forse l'unico a costringersi nel perimetro della sua autunnale... Continua a leggere →

Veronika Voss, di Rainer Werner Fassbinder (Die Sehnsucht der Veronika Voss/1982)

di Laura Pozzi Nel buio spettrale di una anonima sala cinematografica emerge sullo sfondo la figura imponente e lo sguardo pensieroso di Rainer Werner Fassbinder, mentre sullo schermo scorrono alcuni fotogrammi di un vecchio film con protagonista Veronika Voss (la splendida e lunare Rosel Zech), diva incontrastata durante il Terzo Reich e ora dimenticata. La... Continua a leggere →

Chiedo asilo, di Marco Ferreri (Italia/Francia 1979)

di Girolamo Di Noto - Orso d'argento al Festival di Berlino nel 1980, Chiedo asilo è un commovente apologo che richiama un dissidio di fondo tra uomo naturale e uomo storico, tra l'uomo quale potrebbe essere e quale è. È la storia di un maestro d'asilo, Roberto (Benigni) che presta servizio in una scuola materna di Bologna e con i suoi metodi innovativi e anti-autoritari stabilisce un solido legame con i bambini.

Barton Fink – È successo a Hollywood, di Joel Coen (Usa/1991)

di Laura Pozzi Per ogni appassionato di cinema, il mese di maggio conduce spesso a (ri)vivere le fastose atmosfere del Festival di Cannes. E a questo proposito fra le Palme d’oro più sorprendenti e originali assegnate negli ultimi trent’anni spicca quella consegnata da Roman Polanski nel 1991 a Joel e Ethan Coen per Barton Fink... Continua a leggere →

“La matriarca”, liberata da Pasquale Festa Campanile

di Greta Boschetto - Il percorso di Mimì, che ora sembra lontano nel tempo e con le pecche che può avere un film che parla di liberazione femminile narrato dal punto di vista di un uomo (per quando attento), presenta una piccola rivoluzione femminista sessantottina in cui dimostra che anche alle donne piace il sesso, aggiunge un tassello alla decostruzione simbolica delle dinamiche di genere (come avviene in altri film di quegli anni, ad esempio Femina Ridens di Piero Schivazappa del 1969) e rifiuta il doppio standard di valutazione che inquadra diversamente un uomo o una donna che praticano sesso casuale (e non sono forse ancora adesso, purtroppo, delle istanze che vengono portate avanti anche dal femminismo degli anni 2000?)

Voci nel tempo, di Franco Piavoli (Italia/1996)

di Girolamo Di Noto - Costruito su immagini di rara e a volte ricercata bellezza, Voci nel tempo è un piccolo gioiello del cinema italiano, complesso pur nella sua semplicità delle storie raccontate, che si concentra sui volti delle persone e sulla fisicità delle cose e non fa concessioni al sentimentalismo, ma dá vita alle diverse fasi della parabola esistenziale, seguendo la ciclicità del tempo che già ne Il pianeta azzurro emergeva, attraverso alcuni versi di Lucrezio: "Il nascere si ripete/di cosa in cosa/e la vita/a nessuno è data in proprietà/ma a tutti in uso".

Easy Rider, di Dennis Hopper (1969)

di Bruno Ciccaglione "Tutto ciò che voleva Era essere l’ibero Ed è così Che alla fine è andata" Il road-movie per eccellenza, capace di lasciare un segno indelebile nel cinema, nel mezzo della transizione verso gli anni '70 del '900.

In the cut, di Jane Campion (2003)

di Nicole Cherubini - Bersagliato da molte critiche, soprattutto per l’audacia di Meg Ryan nel mostrarsi senza veli e per i toni scabrosi, il film, pur con dei limiti, ha comunque molti pregi.

La piscina, di Jacques Deray (La Piscine FR/1969)

di Laura Pozzi La piscina, settimo lungometraggio realizzato da Jacques Deray nel 1969 si colloca tra i film più emblematici e seducenti della cinematografia francese. Girato durante la bollente estate sessantottina, ha sempre goduto di una fama a detta di alcuni spropositata e fin troppo benevola nel dissimulare le imperfezioni di una pellicola abile e... Continua a leggere →

Film d’amore e d’anarchia – Ovvero “Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…” , di Lina Wertmüller (1973)

di Greta Boschetto - Gli uomini e le donne del film sono semplici esseri umani prima di essere partigiani, eroi o prostitute, e le loro azioni audaci provocano negli spettatori tenerezza e empatia (che nel finale potrebbero esplodere in lacrime, non sarà strano ritrovarsi commossi). 

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