‘Profumo di donna’: profumo di vita.

di Carla Nanni

‘Profumo di donna’ (1974), di D. Risi. Con V. Gassman, A. Momo, A. Belli, M. Orfei, A. Vitali). Musiche di A. Trovajoli, fotografia di C. Cirillo.

“Sono l’undici di picche… la carta al di fuori del mazzo”

(Il capitano Fausto Consolo a Giovanni)

Dal romanzo ‘Il buio e il miele’, di G. Arpino, Dino Risi trae questo indimenticabile film, dramma solo parzialmente mascherato da commedia.

L’eccellente scelta di Gassman nel ruolo centrale (premio per la miglior interpretazione maschile a Cannes, 1975) permette al cineasta milanese di dare uno spaccato dolente ma anche vivido e sferzante, cinico e tormentato di un’Italia percorsa da nord a sud come tappa di un percorso di formazione da un lato, e di riappropriazione della vita anche nei suoi aspetti di accettazione della pietà e del ‘fallimento’, dall’altro. Genova, Roma, Napoli, raccontate e descritte da una fotografia senza eccessivi contrasti di colore, e da una colonna sonora che mette lo spettatore a proprio agio in uno stato di complice partecipazione alle vicende. Ambienti puliti e ordinati, ma anche luoghi simbolici come il treno, i bar, le camere di albergo, fanno da sfondo a esistenze comuni ma ‘exempla’ unici di un’umanità sempre alla ricerca di risposte: quella di Mirka la prostituta o di Vittorio il barista, o ancora il cugino Don Carlo che invidia i bambini e i folli perché vedono e comprendono il mondo senza sovrastrutture e finzioni.

Profumi polverosi e caligine estiva avvolgono il giovane militare di leva Giovanni Bertazzi che arriva a Torino per prendere servizio agli ordini del capitano Fausto Consolo, reduce di guerra, cieco e privo di un arto, un servizio semplice come scorta e assistenza ad un vecchio storpio per il viaggio di quest’ultimo verso Napoli.

Le certezze e le sicurezze del giovane soldato crollano -insieme a quelle degli spettatori – quando la porta della stanza viene aperta da un’ospite caritatevole e il capitano entra in scena: non è un uomo sconfitto dalle sofferenze e nell’avvicinarci a lui (con il rispetto e la diffidenza di un attendente giovanissimo) scopriamo che il portamento e l’atteggiamento sono ancora quelli di un Capitano dell’esercito in pieno servizio e quando gli occhiali scuri vengono tolti come un velo dai Nostri occhi, ci vuole tutta l’abilità espressiva di Vittorio Gassman per farci capire immediatamente non solo che sarà un viaggio diverso da come immaginato, ma che sarà lui al comando e che -a dispetto della realtà dei fatti- non è affatto cieco.

Giovanni viene degradato -insieme allo spettatore- al ruolo di Ciccio e viene privato, ad ogni fermata del treno, di consuetudini e imbarazzi, mentre impara che gli occhi non sono l’unico strumento per guardare e che le città sono delle tappe per decidere da solo quanto il giudizio iniziale sulle verità e le apparenze potrà cambiare.

In poche scene possiamo entrare veramente nell’animo di Fausto, (imperdibile l’incontro col cugino sacerdote a Roma) e guardare il film dal suo punto di vista: ne risulta l’amarezza delle verità che non vengono a galla e la condanna di una società alla ricerca di verità oggettive, comode e senza difetti.

‘Profumo di Donna’ è un film senza età e come tale ha l’intrinseca proprietà di poter essere visto e goduto in diversi momenti della propria vita, senza il rischio di annoiare o di perdersi in linguaggi che non possono essere compresi, mettendo lo spettatore a confronto col proprio presente, banalmente vicino e familiare.

Nel teatro di Napoli, sopra una terrazza assolata che guarda la città, la luce punta sulla corazza bianca e di ottima sartoria del guerriero Fausto armato di un bastone per ciechi, giunto alla fine del suo viaggio e alla sua ultima battaglia, pronto a farci annusare l’unico profumo che non ha mai smesso di tormentare la sua anima.

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