Ricomincio da 70: Buon compleanno a Bill Murray

di Laura Pozzi

Con quella faccia a metà strada tra il timido e il sornione, Bill Murray (all’anagrafe William James Murray) compie 70 anni. Incontenibile animale da palcoscenico dallo sguardo malinconico e crepuscolare, ha saputo preservare nel corso di una carriera a tratti discontinua e “fuori fuoco” uno spirito outsider magnificamente riflesso nelle opere di Jim Jarmusch, Sofia Coppola e Wes Anderson. Fraterno amico di John Belushi, con il quale a metà degli anni ’70 condivide il dissacrante mondo del National Lampoon Radio Hour e successivamente il palco del Saturday Night Live, il primo ruolo da protagonista gli arriva da Ivan Reitman in Polpette (1979), commediola demenziale nata sulla scia di Animal House e apripista del filone Porky’s. Il film, innocuo e banalotto, ruota intorno all’incisiva e scatenata performance di Murray, che nei panni del sergente “It doesn’t matter” Tripper Harrison fa centro. La felice collaborazione con Reitman prosegue con Stripes-un plotone di svitati e cinque anni più tardi raggiunge l’apice con il cultissimo Ghostbusters. Nel mezzo un ruolo secondario, il coinquilino/paravento Jeff Slater, complice prezioso nel sostenere e dare credibilità alle irresistibili gags della ferrea e determinata Dorothy Michaels, l’indimenticabile Tootsie del camaleontico Dustin Hoffman. Dopo la fallimentare parentesi “seria” de Il filo sul rasoio, che lo vede impegnato anche in veste di sceneggiatore, torna a flirtare con i suoi partner preferiti in SOS fantasmi e Ghostbusters II per poi far esplodere la sua vis comica in Tutte le manie di Bob (1991), dove in coppia con Richard Dreyfuss interpreta il nevrotico e pedante Bob Wiley. Durante le riprese Murray improvvisa buona parte delle battute e scene del film, tanto che la sceneggiatura definitiva viene ufficializzata a fine lavorazione. Con Ricomincio da capo (1993) impreziosisce la sua filmografia con un’altra memorabile interpretazione. Lo strano incantesimo che vede protagonista l’irascibile Phil Connors, costretto a rivivere all’infinito il giorno della marmotta,  suscita ancora oggi, nonostante il passare degli anni, singolari spunti di riflessioni.

Dopo l’interessante ma sottostimato Lo sbirro, il boss e la bionda e la partecipazione in Ed Wood di Tim Burton, la carriera dell’ex ghostbuster subisce un’allarmante involuzione, certificata da titoli finiti (eccezion fatta per Space Jam) presto nel dimenticatoio. Ma nel 1998 l’incontro con un folletto di nome Wes Anderson gli spalanca le porte ad una seconda inaspettata giovinezza che lo introduce nell’affascinante e stralunato labirinto di un cinema dove Murray sembra aver sempre abitato e dove può finalmente dar sfogo alla sua prorompente versatilità. Con Anderson gira ben sette film (Rushmore, I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, Il treno per Dajeeling, Moonrise Kingdom, Grand Budapest Hotel) più l’atteso The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun, atteso in uscita nelle sale statunitensi a luglio 2020 ma causa pandemia rimandato a data da destinarsi, e ne doppia due, Fantastic  Mr. Fox e L’isola dei cani. Tuttavia è con Lost in traslation di Sofia Coppola (a detta di molti la sua miglior interpretazione) che vince un Golden Globe e convince i membri dell’Academy Award a nominarlo nella cinquina dei miglior attori protagonisti. L’Oscar andrà all’eastwoodiano Sean Penn, ma la sua interpretazione resta fra le più ricordate. Con Jim Jarmusch illusione, disincanto e malinconia prendono il sopravvento, svelando una sensibilità e profondità attoriale di rara intensità. Con Cigarettes and coffee, The Limits of control, I morti non muoiono, ma soprattutto Broken flowers Murray raggiunge vette di struggente poesia. Senza dimenticare il miracoloso contributo in opere sconosciute o maltrattate dalla critica quali A Royal Weekend, o St. Vincent. Eccessivo, provocatorio, teneramente folle e pericolosamente fuori le righe, resta scolpita nella memoria la sua partecipazione lo scorso anno alla Festa del Cinema di Roma, dove tra imbarazzi, malumori e scroscianti applausi ha ritirato il premio alla carriera in compagnia di Wes Anderson, Frances Mc Dormand, ed Edward Norton. In attesa di poterlo nuovamente ammirare nelle sale in On the Rocks di Sofia Coppola e Ghostbuster: Legacy di Jason Reitman, non possiamo che augurargli ancora 70 (e oltre) di questi giorni, ma soprattutto di questi film.

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