Angoscia, di George Cukor (Usa/1944)

di Girolamo Di Noto - "Angoscia" rappresenta forse l'esempio più significativo di integrazione della condizione interiore della protagonista con l'impianto scenografico. Con una tensione che cresce sempre più, Cukor è abile nel tratteggiare Paula come una sagoma senza contorni, umiliata, avvilita, che si aggira in una casa si rivela soffocante, con stanze e corridoi vuoti che sembrano gabbie, oscuri meandri della sua psiche degradata.

Giungla d’asfalto, di John Huston (Usa/1950)

di Girolamo Di Noto - Giungla d'asfalto, uno dei migliori noir di John Huston, prototipo dei film di rapina che influenzerà molto cinema a venire tra cui il bellissimo e teso Rapina a mano armata di Stanley Kubrick, non è solo la storia di un colpo grosso organizzato in una gioielleria da una banda di scalmanati, ma è anche soprattutto un'amara parabola sull'avidità umana, una malinconica elegia dei perdenti.

The Last Waltz, di Martin Scorsese (USA, 1978)

di Bruno Ciccaglione - Nel filmare l’ultimo concerto di uno dei gruppi più importanti della storia del rock, The Band, Martin Scorsese, quasi al di là della volontà stessa dei musicisti protagonisti, ne coglie e ne esalta il valore simbolico di evento finale di un’epoca: è la fine dell’età dell’oro del rock, che coincide forse non a caso con la fine degli anni settanta.

Elvis, di Baz Luhrmann (2022)

di Nicole Cherubini - A 9 anni dal suo ultimo lungometraggio, Baz Luhrmann torna con un progetto barocco, sgargiante e straripante, rendendo omaggio all’indiscusso re del rock’n roll.

I migliori anni della nostra vita, di William Wyler (Usa/1946)

di Girolamo Di Noto "Solo i morti hanno visto la fine della guerra" (George Santayana) Nella storia del cinema, all'interno dei film di guerra, spesso si è sviluppata una riflessione importante dedicata alle conseguenze che l'evento bellico ha apportato, soprattutto sul piano psicologico, sui personaggi che vi hanno preso parte. Indimenticabile esempio di cinema che... Continua a leggere →

Il trapezio della vita, di Douglas Sirk (Usa/1957)

di Girolamo Di Noto - Tratto dal romanzo Oggi si vola di William Faulkner (che considerò la sceneggiatura di George Zuckermann il miglior adattamento cinematografico di un suo testo), Il trapezio della vita è una storia che affascina e seduce pur essendo impregnata di cupo pessimismo.

Rushmore, di Wes Anderson (Usa/1998)

di Girolamo Di Noto - Rushmore è quasi una storia fiabesca e delicata, una commedia bizzarra, minimalista calibrata su personaggi che non hanno ancora gli strumenti adatti per raggiungere i propri scopi o ancora alla ricerca di se stessi, persi nella monotonia della vita.

Barton Fink – È successo a Hollywood, di Joel Coen (Usa/1991)

di Laura Pozzi Per ogni appassionato di cinema, il mese di maggio conduce spesso a (ri)vivere le fastose atmosfere del Festival di Cannes. E a questo proposito fra le Palme d’oro più sorprendenti e originali assegnate negli ultimi trent’anni spicca quella consegnata da Roman Polanski nel 1991 a Joel e Ethan Coen per Barton Fink... Continua a leggere →

Easy Rider, di Dennis Hopper (1969)

di Bruno Ciccaglione "Tutto ciò che voleva Era essere l’ibero Ed è così Che alla fine è andata" Il road-movie per eccellenza, capace di lasciare un segno indelebile nel cinema, nel mezzo della transizione verso gli anni '70 del '900.

Sugarland express, di Steven Spielberg (1974)

di Girolamo Di Noto - Un cartello stradale che, una volta allargata la visuale, comprende altri cartelli uno vicino all'altro. Indicazioni di autostrade, direzioni diverse e, man mano che si amplia l'inquadratura, l'obiettivo coglie una vecchia automobile, uno sportello che cade, una donna che attraversa la strada e uno spazio smisurato che fa da cornice, teatro del grande spettacolo a cui lo spettatore assisterà di lì a poco. È la prima sequenza del primo lungometraggio per il cinema di Spielberg.

Blog su WordPress.com.

Su ↑