di Girolamo Di Noto - Anche se "California poker" si presta ad essere annoverato nel filone dei film sul gioco (perché è scanzonato e malinconico, è pieno di eccessi, rumori, luci, sventure, perché rappresenta il rischio come essenza stessa della vita), nel contempo se ne distacca perché ad Altman non interessa il gioco in sé, ma la rappresentazione del vuoto di un'America senza più punti di riferimento.
Coda – I segni del cuore, di Sian Heder (2021)
di Laura Sabatino - Coda, prodotto dalla piattaforma AppleTv +, si muove sul confine, oramai sempre più labile, che divide cinema e televisione. E pur con alcuni limiti, contiene elementi che finiscono per rendere l’Oscar come miglior film lo scorso 27 marzo, se non un premio giusto, almeno accettabile.
Acque profonde (Deep water), di Adrian Lyne (2022)
di Laura Sabatino - Da Alfred Hitchcock (Sconosciuti in treno) a Wim Wenders (L’amico americano) a Todd Haynes (Carol), il cinema ha sempre amato molto le trame e i personaggi di Patricia Highsmith. Ma questo non vuol dire che sia un’operazione semplice adattare i suoi romanzi o che il successo sia garantito. L’ultimo tentativo è Acque Profonde, dall’omonimo libro del 1957, diretto da Adrian Lyne, scritto da Zach Helm e Steve Levinson della celebrata serie tv Euphoria.
Female Trouble, di John Waters (1974)
di Greta Boschetto - Female Trouble è un film del 1974 diretto da John Waters e interpretato da Divine, Mink Stole e Edith Massey. Tutto nei film di Waters è una parodia cattiva, divertente e a tratti esasperante della società. Il cattivo gusto regna sovrano e si lega indissolubilmente a pilastri del cinema e della società di quegli anni stimati da Waters.
Turista per caso, di Lawrence Kasdan (The Accidental Tourist/USA 1988)
di Laura Pozzi L’improvvisa e dolorosa scomparsa di William Hurt a pochi giorni dall’imminente notte degli Oscar, rievoca nella mente di nostalgici cinefili un passato cinematografico cristallizzato nel tempo e come direbbe Pasolini “miracolosamente riapparso”. E’ il 1988 quando Turista per caso, quarto lungometraggio diretto da Lawrence Kasdan si trova a competere nella categoria miglior... Continua a leggere →
Orizzonti di gloria (Paths of glory), di Stanley Kubrick (1957)
di Bruno Ciccaglione - Orizzonti di gloria è forse il più anomalo dei film di Kubrick. Se vi possiamo rinvenire in nuce molte delle scelte stilistiche che diventeranno poi tipiche del suo cinema, grazie al felice concorso di diverse circostanze favorevoli, il film rappresenta forse l’unico caso in cui in un film di Kubrick a prevalere non sia lo sguardo sarcastico e un po’ cinico sulle miserie umane, ma un emozionante e coinvolgente senso di umanità che ci lega agli uomini impegnati nella terribile guerra di trincea della prima guerra mondiale.
I giorni del vino e delle rose, di Blake Edwards (1962)
Di A.C. “Non durano a lungo il pianto e il riso,l’amore, il desiderio e l’odio:e questi sentimenti non hanno spazio in noiquando varchiamo l’estremo cancello.Non durano a lungo i giorni del vino e delle rose:dalla nebbia del sognoemerge per un attimo il nostro sentieroche poi dentro il sogno si chiude.” Da questi versi di Ernest... Continua a leggere →
The tree of life, di Terrence Malick (2011)
di Francesco Gatti “Un giorno cadremo e verseremo lacrime, e perderemo tutto, ogni cosa."Il signor O’Brien Locandina Le reazioni contrastanti alla première stampa del film a Cannes e le critiche per il budget multi milionario, non hanno impedito che il quinto lungometraggio di Terrence Malick sia entrato di diritto nella storia del cinema, opera complessa,... Continua a leggere →
Bersaglio di notte, di Arthur Penn (Usa/1975)
di Girolamo Di Noto - Nulla è come sembra in questo thriller crepuscolare: momenti malinconici si alternano a scatti di adrenalina pura, superfici riflettenti, specchi deformanti, inquadrature filtrate dall'acqua rimandano ad una verità parziale, sempre sfuggente, sconnessa con la realtà
Licorice Pizza, di Paul Thomas Anderson (2021)
di Bruno Ciccaglione - Il movimento della corsa, fianco a fianco o l’uno verso l’altro dei due protagonisti, sembra quello più caratteristico di tutto il film e infatti nel finale Paul Thomas Anderson rimonta, in modo forse un po’ didascalico, le scene in cui i due hanno corso nei vari momenti della storia. C’è tutta l’energia giovanile del ragazzo brufoloso Gary (Cooper Hoffman) e quella più matura ma non meno determinata di Alana (Alana Haim), in questo correre al massimo della velocità possibile e soprattutto c’è tutta la spensieratezza di un’epoca, l’inizio degli anni `70, che è forse la vera protagonista di Licorice Pizza..