The tree of life, di Terrence Malick (2011)

di Francesco Gatti

“Un giorno cadremo e verseremo lacrime, e perderemo tutto, ogni cosa.”

Il signor O’Brien
Locandina

Le reazioni contrastanti alla première stampa del film a Cannes e le critiche per il budget multi milionario, non hanno impedito che il quinto lungometraggio di Terrence Malick sia entrato di diritto nella storia del cinema, opera complessa, stratificata e piena di grazia.

Diviso in quattro movimenti, per usare una metafora musicale che viene toccata più di una volta nella storia, The tree of life si è avvalso, tra gli altri, dell’aiuto di Douglas Trumbull, veterano degli effetti speciali di 2001: Odissea nello spazio e Blade Runner. Nebulose fumose, lava zampillante, il battito corpuscolare del magma che scorre, l’alba e il sorgere delle stelle, amebe e meduse, squali martello e dinosauri CGI sono tutti protagonisti di una performance virtuosa mentre la telecamera è sempre in movimento, panoramica, scivolata via, come impaziente di arrivare alla verità imminente che si cela dietro questa squallida realtà. Una verità che trova la sua espressione nella colonna sonora del corale trascendentale o della maestosa musica orchestrale di compositori da Respighi e Mahler a Taverner e Gorecki.

Gli effetti speciali di Douglas Trumbull,

Un film bellissimo, e molto difficile. Più che una prova d’autore, una solenne e definitiva sfida registica, che il filosofo prestato alla macchina da presa ha dimostrato di vincere. Un film su due piani narrativi: quello della famiglia O’ Bryan (Brad Pitt padre, Jessica Chastain madre) del Midwest, con i sogni, le speranze e le certezze del sogno americano degli anni ’50. Vengono al mondo tre figli: il primo, in particolare (Jack, Hunter McCracken da bambino, Sean Penn da adulto) è schiacciato nella morsa del differente modello etico, e non solo educativo, dei genitori: ispirato all’imposizione di sé, al rispetto delle regole, alla rigidità ed alla forza quello del padre (la via della natura), dedito all’amore universale, alla comprensione, al perdono, all’accettazione dell’altro e degli altri quello della madre (la via della grazia). La storia di Jack, della sua famiglia, dei suoi fratelli, dei vicini, e della stessa comunità di noi poveri “terrestri” è la storia della vita, dalla notte dei tempi, e fino alla fine dei tempi, e a quello che sembra essere il giudizio dei vivi, e dei morti. E’ la storia dell’universo, e dei mondi che lo compongono: dalla comparsa della vita, all’evoluzione delle specie, sempre, nel dualismo natura-grazia, che, nel microcosmo della famiglia O’Bryan, si ripete.

Jessica Chastain

Solo Terrence Malick poteva fondere darwinismo e religiosità, scienza e spiritualità. Solo Terrence Malick poteva permettersi sequenze molto lunghe senza un dialogo, dense delle riflessioni di Jack, e dei suoi genitori (in quest’opera l’”io” narrante è tripartito) degne del più sofisticato documentario del National Geographic, senza scadere nel didascalico o peggio “finto”. Solo Terrence Malick poteva permettersi una riflessione tanto profonda sulla solitudine dell’uomo, condizione immanente del nostro essere così piccoli di fronte all’immensità del mondo. Solo Terrence Malick, circondato da stars del calibro di Pitt e Penn, poteva affidare l’ossatura stessa dell’opera a non professionisti (sono i bambini i veri protagonisti del film: McCracken ha un’intensità di recitazione ed una naturalezza impareggiabile). Solo Terrence Malick poteva convogliare tanta energia, forza, e disperazione nei solchi di un vinile e della musica che accompagna la storia del Cosmo, e, quindi, di tutti noi, solo come Kubrick aveva saputo fare, e, probabilmente, nessuno saprà mai fare.

Brad Pitt

Se la “Sottile Linea Rossa” era la “preghiera di fine millennio”, questa è la preghiera di inizio millennio. Abbiamo aspettato il timido texano per provare a comprendere ciò che resta in ogni caso un mistero, la cui risposta non può essere “42!”: lui ci ha dipinto l’affresco, ora sta a noi guardarlo, e interpretarlo, senza pregiudizi o limitazioni nell’approccio verso l’altro. Abbiamo aspettato tanto, ma siamo stati ripagati. Abbiamo assistito al passaggio di una cometa, ad un’eclissi: eravamo lì, proprio lì… proprio così, stringendo la mano di chi amiamo, della persona a cui chiediamo di aiutarci e sostenerci. Oggi, domani, e sempre.

La meraviglia della vita

2 risposte a "The tree of life, di Terrence Malick (2011)"

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