di Girolamo Di Noto - Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy è un'opera di straordinario impegno civile, che racconta l'insurrezione della città partenopea, dal 28 settembre al 1ottobre del 1943, contro la follia distruttiva nazista, la sollevazione di un popolo, spinto dallo sdegno e dal desiderio, di mettere fine alla violenza della guerra. Quattro giorni di una rivolta che liberò Napoli dagli occupanti già prima dell'arrivo degli alleati.
Benny’s video di Michael Haneke (1992)
di Laura Pozzi Fin dalle prime inquadrature, Benny’s video rivela e impone la sua natura disturbante. I fotogrammi di uno scioccante video amatoriale, con al centro la raccapricciante uccisione di un maiale all’interno di un mattatoio vengono ripetutamente sbattuti in faccia allo spettatore. Le immagini, sottoposte a continui rewind, avanzano lentamente verso l'esecuzione stoppandosi nel momento... Continua a leggere →
Sugarland express, di Steven Spielberg (1974)
di Girolamo Di Noto - Un cartello stradale che, una volta allargata la visuale, comprende altri cartelli uno vicino all'altro. Indicazioni di autostrade, direzioni diverse e, man mano che si amplia l'inquadratura, l'obiettivo coglie una vecchia automobile, uno sportello che cade, una donna che attraversa la strada e uno spazio smisurato che fa da cornice, teatro del grande spettacolo a cui lo spettatore assisterà di lì a poco. È la prima sequenza del primo lungometraggio per il cinema di Spielberg.
La voglia matta, di Luciano Salce (1962)
di Bruno Ciccaglione - Così come aveva “inventato” una nuova carriera da attore per Ugo Tognazzi con Il federale, con La voglia matta Luciano Salce lancia la giovanissima – ancorché non debuttante – Catherine Spaak in ruolo che concorrerà a definire i suoi primi anni di carriera, caratterizzati da ruoli da giovane spregiudicata tipici della nuova Italia dei primi anni ’60.
The disciple, di Chaitanya Tamhane (India, 2020)
di Bruno Ciccaglione - Vincitore del premio per la migliore sceneggiatura e di quello della stampa internazionale a Venezia 77, The Disciple (disponibile su Netflix) è un'affascinante immersione nel mondo della musica classica indiana, nel contesto della frenetica vita della megalopoli Mumbai e dell'India.
Darkling, di Dušan Milić (Mrak, 2022)
di Laura Pozzi Presentato in concorso lo scorso gennaio al Trieste Film Festival, dove si è aggiudicato il premio del pubblico, arriva nei cinema italiani dal 21 aprile distribuito da A_Lab in collaborazione con Lo Scrittoio, Darkling, thriller psicologico diretto dal Dušan Milić regista serbo popolarissimo in patria per la serie The Folk e già... Continua a leggere →
California poker, di Robert Altman (Usa/1974)
di Girolamo Di Noto - Anche se "California poker" si presta ad essere annoverato nel filone dei film sul gioco (perché è scanzonato e malinconico, è pieno di eccessi, rumori, luci, sventure, perché rappresenta il rischio come essenza stessa della vita), nel contempo se ne distacca perché ad Altman non interessa il gioco in sé, ma la rappresentazione del vuoto di un'America senza più punti di riferimento.
Sobborghi, di Boris Barnet (Urss/1933)
di Girolamo Di Noto - In una remota cittadina di provincia, dove l'economia ruota esclusivamente intorno ad un calzaturificio e tutti sono calzolai, la lentezza del tempo sarà sconvolta dall'urto della Grande Storia, con la Prima guerra mondiale e la Rivoluzione d'Ottobre a scuotere i destini di un'umanità sospesa e a metterla alla prova.
I giorni contati, di Elio Petri (1962)
di Bruno Ciccaglione - Al suo secondo lungometraggio, Elio Petri realizza il più esistenzialista dei suoi film, I giorni contati, con il quale mette in scena per la prima vita una delle ossessioni più forti e durature della propria vita: la paura della morte. Una paura tanto più tremenda, quanto più chiara è la consapevolezza, tipica del mondo contemporaneo neocapitalista, di quanto poco si sappia vivere.
Ho affittato un killer, di Aki Kaurismäki (I hired contract killer 1990)
di Laura Pozzi L’amore fugge definitivamente dal grande schermo nel 1979 portando via con se Antoine Doinel, François Truffaut, ma soprattutto Jean-Pierre Léaud. Un commiato artistico inevitabile e necessario, reso struggente dall'imminente scomparsa, cinque anni dopo, del grande maestro della Nouvelle Vague. Pensare Jean-Pierre Léaud senza François Truffaut (nonostante la pregevole filmografia firmata da registi... Continua a leggere →