Nato il 4 luglio: più le cose cambiano, più restano le stesse

di Laura Pozzi

Nato il 4 luglio, pellicola realizzata nel 1989 da Oliver Stone, è una delle opere più incisive e feroci sulla guerra del Vietnam e rappresenta il punto di svolta nella carriera artistica di Tom Cruise, considerato fino a quel momento novello idolo per ragazzine e interprete di film almeno qualitativamente non memorabili. Dopo trent’anni (il film uscirà nelle sale americane il 20 dicembre 1989) l’opera di Stone risulta ancora scomoda, drammaticamente attuale nell’ evidenziare come quella “sporca”,’ sanguinaria e inutile guerra -pur essendo emotivamente una delle più destabilizzanti- non sia di fatto stata l’ultima. Ed è quasi un paradosso perché il film di Stone adotta un punto di vista inedito, non limitandosi ad analizzare l’orrore sul campo, ma focalizzando l’attenzione su un “dopo” per certi aspetti ancora più ingiusto e crudele del conflitto stesso. Il Vietnam è un tema a lui caro e dopo averlo affrontato nella sua dimensione più viva e cruenta in Platoon, torna in modo del tutto inaspettato in Nato il 4 luglio.

La storia trae spunto dal romanzo di Ron Kovic (co-sceneggiatore del film) un giovane ed entusiasta americano di belle speranze, cresciuto nella sonnacchiosa cittadina di Massepequa in una famiglia bigotta e tradizionalista e animato da uno spropositato sentimento patriottico che non tarderà a rivelare le sue falle presentandogli un conto salatissimo.

Un destino già scritto, impresso in quella data, detentrice di onore, gloria, indipendenza, ma al tempo stesso fautrice involontaria di suggestivi, quanto irreali sogni di gloria. Convinto assertore dell’ American way of life e più che mai deciso a liberare il mondo dalla minaccia comunista, Ron si arruola appena maggiorenne nei Marines, viene promosso sergente e immediatamente spedito nell’inferno asiatico. Dopo aver ucciso per sbaglio un suo commilitone e aver respirato l’odore acre della morte di civili innocenti, viene gravemente ferito alla spina dorsale restando paralizzato a vita dalla cintola in giù. Tornato a casa, dopo un periodo di riabilitazione all’interno di un agghiacciante ospedale per reduci, intuisce come durante la sua assenza i tempi siano inevitabilmente cambiati, così come la percezione della gente nei confronti della guerra.

Ron non viene considerato un eroe, l’accoglienza riservatagli dai suoi concittadini è ostile, malevola, rabbiosa. La sua presenza -schernita da gruppi pacifisti- è tutt’altro che onorevole e la sua condizione, mista al senso di colpa, non tarda a gettarlo nel tunnel dell’alcol e della depressione. Da qui un lungo e doloroso percorso interiore che lo porterà in Messico a Villa Dulce presso una comunità di reduci, dove con l’aiuto di Charlie (Willem Dafoe) riuscirà ad affrontare il suo passato, elaborando una nuova coscienza politica.Da fervido sostenitore del conflitto armato come soluzione ideale nel perseguire la libertà, Ron si trasforma in uno dei più convinti e accaniti sostenitori della causa pacifista, per la quale (non senza difficoltà) riuscirà a tenere un memorabile discorso a New York durante la convention del Partito democratico nel 1976.

Nato il 4 luglio, così come tutte le opere di Stone è un film complesso, stratificato, incentrato su una vicenda dai molteplici aspetti. Stone non tralascia nessun dettaglio e di certo non è nella sua idole fare sconti a qualcuno. La sua denuncia è palese fin dall’ inizio: la voce fuori campo di Ron, rievoca i contorni di un’ infanzia spensierata vissuta all’ interno di un bosco idilliaco, trasformato con i suoi amici in campo di battaglia dove giocare alla guerra. Un lucido atto d’accusa nei confronti di una società che fin dalla più tenera età sacrifica i suoi figli al soddisfacimento di discutibili ideali. E non è certo un caso che la guerra del Vietnam sia stata cinematograficamente fra le più celebrate.

I suoi effetti devastanti, oltre a contare milioni di vittime, hanno deturpato anima e corpo di un’intera generazione privandola di un futuro dignitoso.

Il film diviso idealmente in tre parti (un prima, un durante e un dopo) approfondisce meticolosamente tutte le contraddizioni e i conflitti interiori di un uomo costretto dai fatti a sradicare le proprie convinzioni attraverso un impensabile, ma provvidenziale presa di coscienza.

La conversione di Ron diviene l’unica strada percorribile, il solo ed unico monito a cui dare ascolto per evitare gli errori del passato. La parabola esistenziale di Kovic viene resa ancor più convincente ed emozionante da un Tom Cruise in stato di grazia. La sua straordinaria e vibrante interpretazione ripercorre il destino di un uomo vissuto più volte. Sta di fatto che trent’anni dopo, pur essendo cambiate molte cose, tutto è rimasto uguale. Il caparbio Stone dal canto suo non sembra voler seppellire l’ascia di guerra e come annunciato pochi giorni fa a Taormina è fermamente intenzionato a realizzare un film su Trump.

Non possiamo che attendere fiduciosi, ricordando che Nato il 4 luglio è dedicato all’attivista Abbie Hoffman.

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