40 anni di Un Sacco Bello, film culto di Carlo Verdone

di Roberta Lamonica

Il palo della morte

Un sacco bello celebra i suoi 40 anni in modo ‘speciale’. Un film culto per tutti noi, con battute memorabili scolpite in modo indelebile nell’immaginario collettivo. Un film che racconta i luoghi e i modi di una Roma che forse non c’è più e di cui si sente tanta nostalgia. Il posto in cui si trovava il palo della morte – ormai da tempo rimosso – in via Giovanni Conti a Vigne Nuove è diventato meta di pellegrinaggio per gli appassionati del film, che anche oggi si daranno appuntamento per omaggiare con una targa commemorativa Carlo Verdone e il suo capolavoro. “L’idea di andare al palo della morte il 15 di agosto è un’idea geniale. Sembra un atto unico di Beckett, quasi un Aspettando Godot. Voi aspettate il bullo per andare a Cracovia: siete dei geni, dei pazzi. Vi voglio troppo bene” – ha scritto sui social Verdone, quando ha saputo della bizzarra ‘tradizione’. Oggi Enzo non arriverà per andare con l’amico Sergio a Cracovia, ma a Carlo, l’affetto dei suoi fans, sicuramente.

Sergio Leone e Carlo Verdone

Un sacco bello fu realizzato per un caso fortunato. Sergio Leone aveva visto un giovane comico in tv, nel programma Non Stop, di Enzo Trapani. Il grande regista romano chiamò al telefono il comico, un incredulo Carlo Verdone, e gli diede appuntamento a Roma, all’Eur, dove viveva e aveva il suo studio. Questa la storia, ormai nota ai più, della genesi del film. Leone crede nelle qualità del giovane un po’ goffo e impacciato, ma chiaramente brillante e talentuoso, e gli produce un film in cui appariranno molti dei personaggi che Verdone aveva interpretato a teatro prima e in televisione poi, e da vero e proprio padre artistico guida il giovane Carlo nella direzione della pellicola. A fare di sketch televisivi esilaranti una sceneggiatura convincente e funzionante nella sua struttura tripartita, Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi, due ottimi professionisti scelti da Sergio Leone come anche l’amico fraterno, il genio Ennio Morricone, a dirigere la colonna sonora (il tema fischiato dei titoli di coda e quello che apre il film, che andò a sostituire il troppo ‘caro’ Train Time dei Cream, strepitosi).

Leo al crocevia di Porta Settimiana, Trastevere

Un film dalle professionalità importanti, quindi, che però trova il suo punto di forza nella grandezza di Verdone nel mettere in scena personaggi indimenticabili, tratti da una galleria di tipi tutta italiana, evoluzione di un repertorio riferibile alla commedia all’italiana, a I Mostri di Dino Risi, perfettamente calata però nella realtà storica e sociale dei primi anni ‘80.

Tre episodi, tre ragazzi e tre storie si incontrano e si intrecciano il giorno di Ferragosto a Roma. Impossibile non riandare con il ricordo al capolavoro di Dino Risi, Il sorpasso, che racconta il giorno di ferragosto di Bruno e Roberto, in un’Italia brulicante di vita in continua trasformazione dove si incontrano entusiasmi e speranze, ma anche minacciose nubi di incertezza e inquietudine. Anche l’Italia di Un sacco bello è un Paese in trasformazione, appena uscito dagli anni di piombo e ancora alla ricerca delle proprie coordinate e della propria identità. E quale modo migliore di mostrare i cambiamenti di un Paese se non attraverso le storie anche un po’ caricaturali dei suoi figli?

Enzo

Il bullo Enzo, esempio superbo di coatto romano, che entra in scena come una rock star – una ‘macchina da guerra’ che riempie di ovatta i pantaloni – ma che ha l’agendina vuota, con numeri esclusivamente di servizio e con errori ortografici diffusi, è un personaggio che più o meno a tutti è capitato di incontrare nella vita. La sua sicumera e la sua pretesa conoscenza delle cose del mondo nascondono la solitudine di un’esistenza spesa tra nuovi miti e le pagine vuote di quell’agendina, sulla quale si trovano alla rinfusa i numeri dello stadio della Roma, dell’elettrauto e di Sergio. Sergio (Renato Scarpa, l’indimenticabile Robertino di Ricomincio da tre) è quello che nessuno inviterebbe mai per un viaggio in Polonia, alla ricerca di avventure galanti con annesso bagaglio di luoghi comuni sui mezzi per conquistare le donne locali (penne biro e calze di seta).

Enzo e Sergio

Eppure anche Sergio, alla fine, diventa riflesso della solitudine di Enzo, quella a cui sembra condannata tutta la gioventù delle grandi periferie urbane, alla ricerca di un sogno di evasione che, dietro macchine sportive e gadget attraenti, si fuma la vita e le speranze per un futuro migliore. Dall’altro lato di questa Roma pop, postmoderna e suburbana c’è Leo, il compagno di scuola ‘buono’, dal ritmo lento come la Trastevere nella quale si muove, fatta di volti ed espressioni di un’antica romanità. Un po’ tonto, Leo è l’amico affidabile e servizievole, ‘bello de mamma’ travolto suo malgrado dalla vitalità moderna e strabordante della bella Marisol, che ‘vive, giorno per giorno e fa esperienze’ che non può non richiamare alla mente il ‘vado in giro, faccio cose, vedo gente’ di Ecce Bombo di Nanni Moretti, ed emblema della superficialità e sciatteria che grava su una gioventù che sente intorno a sé un terribile vuoto esistenziale.

Leo

Veronica Miriel, l’attrice che interpreta Marisol, venne scelta personalmente da Sergio Leone da un’agenzia di Barcellona e dopo aver girato il film ha vissuto in Perù, sulle Ande per molti anni. Ma l’episodio che per molti resta il più iconico è quello di Ruggero e Fiorenza e i loro ‘Figli dell’Amore Eterno’. Mario Brega, nel ruolo del padre di Ruggero, venne scelto proprio il giorno dell’incontro tra Leone e Verdone, quando il caratterista romano si presentò dal grande regista romano con delle cassette di verdura.

Mario Brega

Fu un colpo di fulmine; come quello con Isabella De Bernardi, che Verdone sentì litigare con la sorella maggiore mentre lavorava alla sceneggiatura del film con il padre di lei, Piero (folgorante la sua battuta: “Guarda che io a mi’ padre j’ho già sputato ‘n faccia! Attento fascio, che nun ce metto gnente!” e che scatenerà il Brega “comunista così” che tutti ricordano). E tutte le scelte si mostrarono felici perché l’effetto finale è esilarante e memorabile.

Ruggero e Fiorenza

Ogni pausa, ogni espressione, ogni inflessione dialettale, ogni scambio è perfettamente in equilibrio tra il comico e il grottesco in una rappresentazione indimenticabile degli italici costumi. L’incapacità delle vecchie generazioni di comprendere le nuove e il fallimento delle istituzioni – la Chiesa, rappresentata da Don Alfio, l’Accademia, rappresentata dal Professore; ma anche la famiglia rappresentata da Mario e la Sanità, rappresentata dagli infermieri e il ‘dottorino’ – danno a tutta la pellicola un sapore agrodolce, per cui dietro ogni sipario comico si avverte una sensazione di disfatta e fallimento.

Don Alfio
Il Professore

In Enzo, in particolare, è ben presente questo senso di vuoto, un vuoto che riempie e infarcisce di aneddoti, storie, parole, musica e sogni infranti. Ma interessante è anche notare come gli interni in cui si sviluppano la maggior parte dei dialoghi raccontino anch’essi la storia dei tre protagonisti principali: buio scantinato ingolfato di oggetti confusi e disordinati quello di Enzo; appartamento piccolo borghese pieno di reliquie, tende, oggetti e ricordi quello dell’hippie Ruggero, totalmente in antitesi con la scelta di libertà, minimalismo etico ed estetico da lui effettuata. Emblematica è anche la scelta del giardino zoologico come metafora della città e della intera società in cui è immerso l’ingenuo Leo, fra i più diversi e rumorosi versi animali, in un rapporto con l’ambiente che sottolinea il senso di incomunicabilità tra gli esseri umani che è tema di fondo del film.

Leo e Marisol allo zoo

Sul finale una bomba deflagra nel cielo ferragostano romano. Un sacco bello saluta così la fine degli anni di piombo. Se ne Il sorpasso di Risi un mondo intero finiva in uno schianto dietro una curva sulla Via Aurelia, qui inizia invece un viaggio faticoso ma ineludibile nella vita adulta per ognuno dei protagonisti dentro una nuova epoca di effimero edonismo e ‘doloroso’ disimpegno: gli anni ‘80.

Finale


🛑 Il film è disponibile alla visione su YouTube un-sacco-bello (1)

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