Dramma della Gelosia: tutti i particolari in cronaca, di Ettore Scola (1970)

di Roberta Lamonica e Carla Nanni

«Il mio tormento? Devo uscire da questo bivio amoroso, da queste turbe psichiche. Di che natura è il mio male? Ho avuto un trauma? Sono sotto shock? È un disturbo neurovegetativo? O è perché sono mignotta?».
(Adelaide)

Locandina

Ci sono pellicole che con gli anni acquistano un colore e un significato diversi rispetto al momento dell’uscita. Guardare adesso un film di Ettore Scola significa (ri)scoprire, rivivere e riassaporare come un certo cinema ha raccontato un modo di vivere tipicamente italiano, i perché del nostro modo di essere, di agire o di ragionare, il nostro ‘specifico’. In sostanza, guardare un film di Scola è come leggere un libro di costume della recente storia italiana, piuttosto dettagliato ed esaustivo, sulle abitudini, i linguaggi e i pensieri di un popolo in evoluzione, dopo il boom economico degli anni Sessanta con tutte le sue insite contraddizioni. Un’Italia che Scola vede drammaticamente cambiata nella dequalificazione di paesaggi naturali, urbani e architettonici. Memorabili sono, a tal proposito, le sequenze girate a Casa Papanice, la bellissima opera postmoderna di Paolo Portoghesi, in cui la nuova borghesia sboccata e ignorante costruisce una nuova dimensione di rispettabilità basata sul mero consumo del bello e che nulla ha a che fare con una fruizione artistica ed estetica consapevoli.

Dramma della Gelosia: tutti i particolari in cronaca

Casa Papanice

Ma Scola racconta anche un’Italia che vede le donne affermare il proprio diritto a una maggiore libertà sessuale e a un’indipendenza economica che le affranchi dal gioco maschile. Monica Vitti, per la prima volta diretta da Scola, dà vita a una ragazza economicamente indipendente, passionale e piena di vita, che non parla di matrimonio e figli (nonostante retaggi e tradizione), ma che può scegliere di amare chi e come vuole, prerogativa fino ad allora solo maschile.
I sentimenti, le solitudini, la difficoltà di adattarsi da parte di individui in bilico tra tradizione e modernità sono riconosciuti come i temi più cari al regista di Trevico; temi che racconta con mano leggera, eppur incisiva, come accade in “Dramma della gelosia: tutti i particolari in cronaca”.

Adelaide, Oreste e Nello

Dramma della gelosia: il triangolo amoroso

La storia del triangolo amoroso tra Oreste, Adelaide e Nello si inserisce in un quadro sociale specifico: Scola racconta un’ Italia già in decadenza, nello spirito e negli ideali, in dismissione come la Festa dell’Unità che volge al termine, tra immondizia, cartacce al vento e cartelloni inneggianti alla lotta operaia oramai divelti; il tutto pervaso da un’aria di profonda malinconia e perdita di senso. Stordimento ed ebbrezza, quelli di una giostra che gira in tondo, senza trovare un punto focale, sono le sensazioni di risposta alla perdita di stabilità ed equilibrio. Adelaide trova il suo punto focale lì, tra i resti delle speranze dei ceti popolari per un riscatto che non arriva mai. Proprio in questo quadro Oreste e Adelaide trovano l’amore, lei folgorata dalla visione di lui ubriaco e addormentato sull’immondizia. Si guardano negli occhi ed è subito amore, quello intenso, gioioso, appassionato. E anche se lui è ammogliato ad Adelaide non importa… Rifiuta i saggi consigli della sorella (prostituta timorata di Dio – e indimenticabile Marisa Merlini) e viene addirittura picchiata dalla moglie di Oreste, tanto da finire in ospedale.
Marcello Mastroianni vincerà il premio come migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes: meritato, perché il suo Oreste incarna anche visivamente, nell’aspetto sciatto e sfruttato e nelle espressioni perennemente dolenti, lo stereotipo di un uomo semplice, alle prese con le difficoltà legate alla stabilità del lavoro e reduce dalle lotte politiche per il cambiamento, che si è sposato solo per necessità e che ora vive una passione travolgente, per la bellissima e melodrammatica Adelaide.

Adelaide, Oreste e il degrado

La prima parte del film è tutta incentrata sull’amore appassionato fra la fioraia Adelaide Ciafrocchi e il muratore Oreste Nardi: un amore vissuto in contesti cadenti e degradati, una discarica al lato della Statale, spiagge già malate di cumuli di plastica e rifiuti.
Se però da un lato il film abbonda di situazioni comiche e grottesche, dall’altro il contesto in cui l’azione filmica ha luogo contribuisce a determinare in modo deciso la sensazione di essere all’interno di una storia dolceamara, di un dramma il cui epilogo non porterà sorrisi sulle labbra di nessuno. Il dramma sta proprio in quella decadenza, soprattutto dei sentimenti, che Ettore Scola descrive in maniera quasi poetica. Come i resti dei beni di consumo che vengono lasciati sulla rena o per le strade, simulacro di qualcosa che si è desiderato e consumato – immortalati dalla strepitosa fotografia di Carlo Di Palma – anche i sentimenti diventano deperibili e impermanenti, destinati a finire e a lasciare dietro di sé un involucro vuoto e tanto dolore.
Truffaut per il suo Jules e Jim dichiarò che “La coppia, non è un sistema soddisfacente, ma non ci sono alternative”. E infatti la situazione si complica quando entra in scena Nello, ruspante rubacuori, interpretato da un Giancarlo Giannini agli esordi e comunque capace di tenere la scena con due attori che hanno già dato gran prova di sé. Così la coppia si trasforma in un triangolo amoroso, che vede Adelaide tormentata e divisa tra l’uno e l’altro uomo, indecisa, tormentata e incapace di scegliere.

Ettore Scola

Dramma della Gelosia: o dell’impermanenza dei sentimenti

In un’intervista del 1986 Scola, parlando della sua esperienza di regista, racconta come non fosse mai stata sua intenzione fare film di nicchia, ma che il suo obiettivo fosse quello di raggiungere più pubblico possibile, la massa insomma, parlando con linguaggi ‘vicini’ e in grado si essere compresi. E ci riesce sempre, anche con il suo ‘mestiere’ di regista. In “Dramma della gelosia: tutti i particolari in cronaca” Scola fa uso di notevoli innovazioni tecniche: gli attori parlano direttamente in macchina, si fa ampio uso del montaggio libero e di una costruzione piuttosto complessa e articolata della struttura narrativa.
Vincente a livello di empatia è l’escamotage di far interagire i personaggi con il pubblico, che si ritrova nei panni del giudice e della giuria, mentre si narra la storia della morte di Adelaide e del perché Oreste l’abbia uccisa, in un processo che vede Oreste unico imputato. L’aula del tribunale non si vede mai, anche se dalla prima scena si intuisce che c’è stato un omicidio; in quale modo e in quali termini si comprende solo alla fine, dopo il lungo flashback che vede Adelaide tornare in ospedale per l’ennesima volta, oramai cadavere.
Nonostante il tema terribilmente attuale, in un’Italia che vede salire drammaticamente i casi di femminicidio, tanto che le scene in cui Oreste picchia Adelaide oggi fanno tutt’altro che ridere, anche solo nella realtà della fiction, Dramma della Gelosia resta un film divertente e leggero, non lontano dal cinismo e dall’amarezza che sottendono per esempio Straziami ma di baci saziami, di Dino Risi film con la differenza che quest’ultimo parla al popolo (e il lavoro sulla lingua operato da Age e Scarpelli nel film di Risi è decisamente di maggior pregio) e questo film parla invece DEL popolo, con uno sguardo quasi scientifico sulla working class nostrana.

Nello e Adelaide

Come già osservato, Scola ritaglia e racconta uno spaccato dell’Italia del suo tempo, prendendo a modello tre persone comuni che hanno il compito di rappresentare i sentimenti e l’umanità di una nazione intera che sta cambiando, che si sta evolvendo (Adelaide e Nello) ma che ancora non è pronta ad accettare le conseguenze del cambiamento (Oreste). Mentre la fascinazione dell’Estero fa presa sulle giovani generazioni, anche negli strati più umili della società, che ballano al ritmo di musiche beat – che ormai in Inghilterra erano passate di moda – o imparano la lingua con i 45 giri nel mangiadischi (“What a lovely Day, today!”, ripete Adelaide, che impara l’inglese mentre intreccia fiori per le corone al Verano), gli adulti vivono il disagio di quel “Credevamo di cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi” che è il filo conduttore del capolavoro C’eravamo tanto amati; il disagio di essere non più necessari e per questo sacrificabili.

Il maestro Trovajoli firma la colonna sonora del film che rende con amore e partecipazione le atmosfere spensierate e leggere della Roma popolare che racconta, ingenua e verace, ma anche triste e a tratti disperata come i protagonisti in una scelta musicale in cui tromba, clavicembalo e archi contrappuntano perfettamente stati d’animo e suggestioni.
Se il tema ecologico e quello politico sono sono marginalmente affrontati da Scola in questo film, è invece ben chiara la vena amara che accompagna il forte tremolio, quel ‘flickering’ che caratterizza il momento della perdita delle certezze e la spasmodica ricerca di nuovi equilibri per chi è sempre vittima nei processi di cambiamento che investono i sistemi sociali.
La profonda tristezza di un paese che non troverà la forza di trovarlo, questo nuovo equilibrio, diventa dolorosamente tangibile nell’abbraccio vuoto di Oreste, nelle parole rivolte a chi non può più ascoltarci, nel cercare un interlocutore nei fantasmi che ormai affollano la mente malata di un uomo che ha davvero perduto tutto: l’amore, la dignità e soprattutto ogni speranza.

🛑 Disponibile su RaiPlay

Marcello Mastroianni

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