‘Kes’ (1969), di K. Loach, con D. Bradley.

di A. C. e R. Lamonica

Da un romanzo di Barry Hines, Ken Loach firma questo autentico capolavoro, in cui iniziano già a prendere forma il suo linguaggio asciutto e lineare e il filo rosso tematico sulle vite delle classi popolari.

‘Kes’ ha per protagonista Casper, un ragazzino di dodici anni abbandonato dal padre, trascurato dalla madre e vessato dal vizioso fratello maggiore con cui vive in una cittadina dello Yorkshire, in una comunità di minatori. La comunità operaia cui Casper appartiene, si muove distratta e noncurante sullo sfondo delle vicende del protagonista.

K. Loach usa la luce naturale così da non rivestire di orpelli artificiosi la realtà brusca e senza prospettive concrete della generazione che racconta e fa ‘parlare’. E la classe operaia parla con un accento a tratti incomprensibile e biascicato; e i bambini della comunità sono chiamati a responsabilità da adulti mentre gli adulti si comportano invece come bambini capricciosi e disorientati.

Nello sguardo adulto di Casper c’è tutta la disillusione e la disperazione di quella parte del Regno Unito che inizia a fare i conti con la vita dura delle miniere e con le risposte insoddisfacenti di un sistema educativo repressivo e cieco, che non tiene conto di inclinazioni e desideri ma si autocompiace del proprio evidente fallimento.

Folgorante è l’incontro di Casper con il falco Kes.

Se da un lato il film potrebbe dar l’idea di svilupparsi su i binari di una storia d’amicizia non convenzionale, in realtà aspira a molto altro: Kes incarna la voglia di volare oltre i confini, la possibilità di migrare da un ambiente incompatibile con la propria serenità e il fascino selvaggio di un carattere indomito. Quello che Casper vuole fare, come spiega all’unica figura adulta positiva del film, il suo insegnante di inglese, è prendersi cura di lui e non addomesticarlo; perché un falco si può addestrare ma non addomesticare. E vederlo volare e poterlo ammirare è per lui una gioia e un privilegio. Perché Casper sa che lasciar liberi di volare e affrontare con coraggio ciò che la vita ci pone davanti è il più grande atto d’amore ma che bisogna educare alla libertà con costanza e presenza e non con l’abbandono e la trascuratezza.

Ecco perché la fine del falco decreta anche la fine dell’infanzia di Casper: un’infanzia rubata, negata, offesa… in cui anche l’ultima illusione di amicizia e felicità si spegne sulle mani senza amore di un fratello violento e sulle bacchettate di professori miopi e disinteressati a comprendere le cause del suo estraniamento… marionette senz’anima che non capiscono e non provano neanche a farlo.

Kes è un’opera che emoziona ed esplora un’ampia gamma di sentimenti. E i sentimenti che l’opera suscita sono autentici, perché autentica è la loro rappresentazione, come nei diversi momenti di improvvisazione concessi agli attori, tutti non professionisti.

La Disney si interessò ad acquistare i diritti del romanzo per un proprio adattamento, ma Hines rifiutò. Scelta probabilmente saggia considerando l’eventualità di una trasposizione eccessivamente mistificata, che avrebbe messo in ombra questo piccolo grande gioiello cinematografico.

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