‘Zabriskie Point’ (1970), di M. Antonioni.

di Roberta Lamonica

Un po’ road movie come Easy Rider, un po’ gangster story come Bonnie & Clyde; omaggi a Hair e Intrigo Internazionale, Zabriskie Point è però essenzialmente la contro cultura americana vista da Michelangelo Antonioni. Ferocemente criticato all’uscita nel 1970, il film ha i suoi punti di forza in una fotografia e in una colonna sonora stratosferiche con il paesaggio desolato, sterminato e apparentemente sterile della Death Valley a rappresentare un Eden incontaminato su cui operare la palingenesi di un nuovo mondo, lontano dai cartelloni pubblicitari, dai non luoghi, dalla cultura di massa e dall’edilizia scriteriata che vuole strappare alla natura spazi selvaggi e liberi, appartenuti a popolazioni native assoggettate o cancellate.

Antonioni usa due simboli tipicamente americani – l’automobile e l’aereo- come ponti per creare connessioni tra esseri umani. Non solo critica al post-liberismo, quindi, ma anche curiosità per i cambiamenti che stavano avvenendo oltreoceano alla fine degli anni ‘60. Il film inizia come un documentario, in un’assemblea di giovani universitari e introduce dapprima il protagonista, Mark Frechette, annoiato giovane radicale, e poi la bella protagonista, Daria Halprin, annoiata segretaria di un immobiliarista, entrambi in fuga dal mondo da cui provengono e a cui sentono di non appartenere; entrambi alla ricerca del senso primigenio della loro esistenza. Ecco perché il prevedibile amplesso fra i due si configura come una psico-orgia in cui ogni forma di amore è possibile e sembra prendere naturalmente forma e vita dalla sabbia del deserto.

Ed è per questo che Daria, dopo l’esperienza trascendentale vissuta a Zabriskie Point, non può che fuggire dalla vita di ‘prima’ e immaginare un’esplosione che annienti tutto ciò che ha violato la Natura e lei stessa. Un’esplosione sulle note psichedeliche di ‘Careful With That Axe, Eugene’ dei Pink Floyd; un’esplosione espressionista prima e astratta poi, in cui tutto ciò che si può comprare e vendere deflagra nel silenzio sciamanico del deserto.

Ed è allora, solo allora, che Daria trova la quadratura del cerchio… in un incredibile tramonto rosso sulle note pacificatrici di Roy Orbison

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: